Mezzo scivolone di Romney:"Mi piace licenziare la gente"Obama, via il capo di gabinetto

Dal 1952 al 1992 il New Hampshire, lo "Stato di granito" ha sempre deciso l'inquilino della Casa Bianca. Il superfavorito è Romney. A sorpresa Daley, capo gabinetto di Obama, lascia l'incarico e torna a Chicago. Al suo posto arriva l'esperto Lew, già uomo di Clinton<strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong>

Brutto scivolone per Mitt Romney. Da settimane sotto attacco da parte dei suoi avversari che lo dipingono come un manager cinico e spregiudicato, che ha fatto soldi liquidando aziende in crisi e tagliando posti di lavoro, l'ex governatore del Massachusetts si è difeso, inciampando però sulle parole. Ma cos'ha detto di tanto grave? "Mi piace poter licenziare le persone che lavorano per me, se non mi rendono un buon servizio, porter dire loro: Sai cosa? Assumo qualcun altro che mi possa rendere un buon servizio". Ha pronunciato questa frase parlando alla Camera di commercio di Nashua (New Hampshire) per rivendicare il suo curriculum da buon manager. Si riferiva, in particolare, alle polizze assicurative per la sanità, che a suo dire un cittadino deve poter cambiare se non soddisfatto dei servizi offerti. Ma Jon Huntsman - che i sondaggi danno in ascesa in New Hampshire - ha approfittato dell'inatteso assist per dire: "Al governatore Romney piace licenziare la gente, a me piace creare posti di lavoro". Solo una frase, una piccola frase che, estrapolata dal suo contesto, cambia completamento senso. Eppure potrebbe diventare un "tormentone" nella campagna elettorale, costando caro, molto caro a Romney.

La sfida del New Hampshire

Romney è il favorito nelle primarie del New Hampshire, il piccolo stato del Nordest (con un milione e trecentomila abitanti è più piccolo dell'Iowa) dove si vota domani per le primarie repubblicane. Gli ultimi sondaggi lo danno in testa con circa venti punti di distacco sugli inseguitori. Ma la partita verà sarà il 21 gennaio, nella South Carolina, e in Florida il 31. Se dovesse fare poker la partita, per lui, sarebbe chiusa. Ma non sarà così facile chiudere la corsa. Alle sue spalle Rick Santorum, Ron Paul e Newt Gingrich danno battaglia. Qualcuno dice che è in atto, in modo ormai palese, una lotta per il secondo posto, dando per scontata la vittoria di Romney. Gli attacchi nei suoi confronti, però, arrivano puntuali come non mai. Duro quello che gli ha fatto l'ultraconservatore Santorum: "A differenza dell'ex governatore del Massachusetts io mi sono sempre battuto contro un sistema sanitario obbligatorio, come quello introdotto da Obama. E io sono sempre stato contrario al salvataggio di Wall Street, lui no". L'ultimo in ordine di tempo arriva da un candidato che fino ad ora è rimasto in ombra, Jon Huntsman, anche lui - come Romney - mormone.

Scontro tra mormoni

Huntsman, l’ex governatore dell’Utah ed ex ambasciatore di Barack Obama in Cina, ha attaccato Romney accusandolo di portare avanti una politica partigiana senza guardare agli interessi del paese. "Io credo nella necessità di mettere il mio paese al primo posto, mentre Mister Romney sembra credere che sia necessario mettere prima la politica", ha detto Huntsman replicando agli attacchi ricevuti da Romney per il fatto di aver accettato di rappresentare l’amministrazione democratica in Cina. "Credo che questo sia il problema di questo paese in questo momento - ha detto ancora Huntsman che è il più moderato dei candidati Gop, e spera così di poter ottenere una visibilità che finora non ha avuto - questa è la ragione per cui non riusciamo ad essere uniti come popolo, perchè tutto è politicizzato, invece di ricordare che siamo prima di tutto americani e che farlo è l’unico modo per risolvere i problemi a lungo termine".

Il voto nel New Hampshire

Il mitico generale Ike Eisenhower nel New Hampshire strappò la candidatura a Robert Taft, noto come "Mr Republican". Il democratico Jimmy Carter, ex produttore di arachidi ed ex governatore della Georgia, nel 1976 fece lì la sua prima comparsa. Ronald Reagan vi costruì la sua vittoria su George Bush senior grazie a un memorabile talk show. Per 40 anni, dal 1952 al 1992, il New Hampshire non ha mai fallito: dalle sue primarie è sempre uscito il nome del futuro inquilino della Casa Bianca. La tradizione fu interrotta da Bill Clinton, che arrivò secondo ma alla fine si guadagnò il soprannome di "Comeback kid", il ragazzo che rimonta e vince. 

Lo "Stato del granito" (così è chiamato il New Hampshire) è considerato un'importante cartina al tornasole, soprattutto perché conta molti elettori indipendenti. Meno rilevante, invece, la composizione demografica, con una percentuale di "minoranze" sei volte inferiore rispetto alla media del paese. Da più di mezzo secolo le consultazioni del New Hampshire sono le più seguite dai media, complici anche i numerosi colpi di scena che le hanno animate.

Gli ultimi sondaggi nazionali

Da novembre, quando aveva appena il 2% dei consensi, l’italo-americano è ora balzato al 14%. Emerge da un sondaggio condotto dalla Cbs tra il 4 e l’8 gennaio. Al secondo posto l’ex speaker della Camera, Newt Gingrich, con il 15% mentre il quinto posto è occupato dal libertario Ron Paul con il 10%. Secondo il sondaggio, diffuso alla vigilia delle primarie in New Hampshire, ognuno dei candidati riceve consensi da diversi settori del Grand Old Party: i supporter dell’ex governatore del Massachusetts sono per lo più moderati o donne mentre Santorum può contare sugli evangelici e gli esponenti del Tea Party. Tra questi ultimi riscuote consensi anche Gingrich, i cui supporter risultano però meno conservatori di quelli dell’ex senatore della Pennsylvania. Continua a essere Romney il candidato che per gli elettori repubblicani ha maggiori chance di battere Obama (45%), lo scorso mese la percentuale era del 37%. Segue Gingrich con grande distacco (è precipitato al 13%, a novembre godeva del 31%) e Santorum, con l’8% (salito dal 2% di 30 giorni fa). Inutile ripetere che un eventuale "scossone" in uno dei prossimi Stati potrebbe cambiare velocemente la situazione.

Obama perde il braccio destro

Lascia l'incarico William M. Daley, capo dello staff di Obama. Noto manager di Wall Street e figlio e fratello di sindaci di Chicago, era stato chiamato da Obama il 6 gennaio del 2011 per affrontare il Congresso diviso. A svolgere ora le sue mansioni , sarà Jacob J. "Jack" Lew, responsabile dell'ufficio Management e Budget. Come spiegare questo avvicendamento? Obama è in difficoltà e, con le elezioni che si avvicinano ha deciso di mettere in un posto chiave un uomo di grande esperienza come Lew (già direttore dell'ufficio budget anche per Clinton). Grazie a lui Obama vorrebbe provare a ottenere un'intesa con il Congresso (la Camera è a maggioranza repubblicana) sul delicato - e decisivo - tema del tetto del debito e altre questioni economiche, come ad esempio il rolungamento degli sgravi fiscali per i dipendenti. Ci riuscirà? Staremo a vedere. Di certo con questa mossa ancor di più la Casa Bianca si è messa in moto per la rielezione di Obama.