"La mia Zen è educata, ma non ci fanno entrare"

Roberto D'Agostino: «Troppi si dimenticano di san Francesco e della Bibbia»

Due labrador: Zen, nera e sensibile, e Pink. Zen ha 12 anni ed è arrivata dopo che se ne andarono i due gatti di famiglia. Perché Roberto D'Agostino, giornalista e patron del celebre sito d'informazione Dagospia, un tempo era «gattolico», come si definisce, ora invece sono entrate le due quattrozampe che per la famiglia sono dispensatrici di doni invisibili, ma fondamentali.

Qual è il dono di Zen?

«Zen è degna del nome che porta. In lei vive la pace e l'armonia. Se l'accarezzo mi libero dall'angoscia e dallo stress».

Passeggia spesso con lei?

«Sì. La settimana scorsa è svenuta durante una passeggiata. Non so cosa le sia preso, per fortuna il veterinario è riuscito a curarla».

Entra in chiesa qualche volta?

«A Sant'Agostino, ma mi mandano fuori perché il cane non può entrare. Difficilmente in chiesa si trova ospitalità per un cane: un'assurdità, soprattutto se Zen non abbaia, non crea disturbo, ma rimane vicina a me in santa pace».

Cerca di ribellarsi a questo modo di concepire gli animali?

«A volte esco senza fare polemiche, ma a volte mi viene da dire ciò che è corretto ricordare San Francesco e il suo rapporto con gli animali, oppure alcuni passi della Bibbia che parlano dell'amicizia tra l'uomo e i nostri compagni di viaggio. Chi non vive con loro non può sapere che sono eccezionali nella comunicazione con l'uomo».

Zen cosa fa?

«Intanto diciamo che fu lei la vera baby sitter di mio figlio Rocco. Fu la sua educatrice. E poi mi parla. A proposito di Rocco. Tutti conosciamo la storia di San Rocco e il cane che lo salvò leccandogli una ferita. Ma quando entri in chiesa tutti si dimenticano del bene che questi esseri hanno sempre fatto all'essere umano».

Visita spesso chiese?

«Sì, sono la nostra bellezza, i nostri musei, il luogo in cui puoi respirare l'arte lontano dalle inutili pratiche quotidiane».

Quindi non trova giusto che gli animali non possano accompagnarla.

«No. Se poi le chiese non li volessero veramente, dovrebbero appendere un cartello dove indicano il divieto d'accesso al cane. Ma non è così. Non lo fanno. E non credo che sia per dimenticanza, ma perché sanno che sarebbe un fatto contestabile».

Fatto contestabile perché non sostenuto da nessuna regola scritta, se non da un principio che ha in se stesso un pizzico di arretratezza, un pizzico di paura e uno di opinabile bontà.