Michael Moore: il disturbatore sbarcherà al Lido

Cineasti e attori, infuriati per i tagli al Fus, promettono un blitz, giovedì, alla conferenza stampa della Mostra di Venezia. Sono pronti anche a bloccarla, vedremo come. Un pensiero in più per Marco Müller, che sta chiudendo proprio in queste ore il menù della 66ª edizione. Bocche cucite al Lido, specie sul versante della pattuglia tricolore in concorso, capitolo sempre delicato. Ma c'è una novità: si chiama La doppia ora, debutto di Giuseppe Capotondi. Una storia torinese tagliata addosso a Ksenia Rappoport e Filippo Timi. Lei è una cameriera d'albergo, lui un avventuriero: amore, mélo, un risvolto noir. Il classico outsider che scombina i giochi. Nell'affiancarsi a Baarìa di Tornatore, Il grande sogno di Placido, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, l'esordio di Capotondi ha avuto la meglio su L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, per il quale si pronostica un’anteprima alle «Giornate degli autori» o un rinvio al Festival di Roma.
Di sicuro sarà una Mostra molto italiana. Solo Raicinema, tra le varie sezioni, scenderà in campo con una decina di titoli; ma anche Medusa, con tre film in gara su quattro se La doppia ora entra, non può lamentarsi. Poi qualcuno protesterà, rispolverando la solfa sul duopolio che si spartisce la festa, ma sono sciocchezze: più dei marchi contano i film. Con buona pace dell'Unità che agita lo spettro di una «normalizzazione» (s'intende «berlusconiana») solo perché il documentario Videocracy sta alla Settimana della critica.
A proposito di documentari. Ormai certo l'arrivo di Michael Moore con l'atteso Capitalism: a love story. Titolo ironico per un tema tremendamente serio: il tracollo economico americano, e di riflesso planetario, nel passaggio tra la fine dell'era Bush e la vittoria di Obama. «Sarà un perfetto film sentimentale. Con tutti gli ingredienti delle più belle love story: lussuria, passione, romanticismo e 14.000 lavoratori licenziati ogni giorno. E un amore: il capitalismo», anticipa sul filo del sarcasmo il regista di Fahrenheit 9/11, habitué di Cannes, quindi alla sua prima volta veneziana. Distribuito in Italia da Mikado, il film uscirà negli Usa il 2 ottobre, data scelta non a caso: il primo ottobre 2008 il Senato statunitense stanziò ben 700 milioni di dollari per salvare Wall Street dalla bancarotta provocata da una finanza scellerata. Un bel colpo, per Müller, essersi garantito il «divo» Moore, anche un modo per controbilanciare una certa rarefazione hollywoodiana (però la Disney sbarca in forze per il Leone d'oro a John Lasseter, con riedizioni in 3D e qualche antipasto) sul fronte dei big. I prediletti fratelli Coen hanno deciso infatti di spedire a Toronto A serious man, Martin Scorsese salta il giro festivaliero con Shutter island (nelle sale italiane il 9 ottobre), The men who stare at goats con George Clooney non sarebbe pronto, il curioso cartoon Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson neppure. In compenso ci saranno Joe Dante con l'orrorifico The hole, Matt Damon, buffo protagonista dello spionistico The informant! by Steven Soderbergh, Nicolas Cage nel remake in libertà del Cattivo tenente firmato da Werner Herzog, Colin Firth e Julianne Moore nell'esordio alla regia dello stilista Tom Ford con A single man. Probabili Cameron Diaz e Charlize Theron. E chissà che De Niro non porti il suo Stanno tutti bene versione Usa per festeggiare il nostro Tornatore.