Al Michelin Bibendum celebrati i biocarburanti

Enrico Artifoni

da Parigi

C’è o ci può essere una valida alternativa all’utilizzo dei derivati dal petrolio per fare funzionare le auto? L’esigenza di rimpiazzare o quantomeno ridurre la dipendenza dalla madre di tutte le fonti energetiche si sta trasformando in una necessità. Perché il prezzo dell’«oro nero» è salito alle stelle e il suo impiego ha riflessi sempre più pesanti anche in termini di impatto ambientale. Quale futuro ci aspetta, dunque? Per fare il punto sulla ricerca, studiosi da tutto il mondo e i principali attori dell’industria dell’auto sono stati riuniti a Parigi da Michelin per l’ottavo Challenge Bibendum. Accanto alle nuove tecnologie per la sicurezza stradale e per gli spostamenti in ambito urbano, quest’anno il più importante evento internazionale dedicato alla mobilità sostenibile ha posto in primo piano la sfida dell’energia. Campo in cui stanno emergendo tre tendenze: la crescente popolarità delle motorizzazioni ibride, la riscoperta della propulsione elettrica grazie alle batterie di nuova generazione e la diffusione sempre più ampia dei biocarburanti, dal gas ricavato dai rifiuti all’etanolo, cioè l’alcol che si ottiene con la lavorazione della canna da zucchero.
Gli esperti concordano: nei prossimi 10 anni questi combustibili da fonti rinnovabili arriveranno a rimpiazzare quelli fossili (benzina e gasolio) per un buon 20% e forse addirittura il 30% dei consumi. Già stanno prendendo piede in alcuni Paesi dove ne è stata avviata la produzione su scala adeguata (per esempio, il Brasile in Sudamerica e la Svezia in Europa) perché sono convenienti, hanno una buona resa e soprattutto non costringono gli utenti a cambiare la propria auto. Decisiva è la disponibilità di motori e sistemi di alimentazione flessibili. Come la tecnologia SFS introdotta in Brasile nel 2003 da Magneti Marelli che consente alle auto di funzionare sia a benzina sia a etanolo oppure con una miscela di entrambi i carburanti in qualsiasi proporzione.
Oggi nel Paese sudamericano circolano già 2 milioni di vetture equipaggiate con questo sistema e negli ultimi mesi la loro quota sul totale delle nuove immatricolazioni ha superato il 75%. Ma c’è di più. Magneti Marelli ha fatto un altro passo avanti con la realizzazione del sistema TetraFuel. La nuova tecnologia, presentata al Bibendum su una Fiat Siena, permette l’utilizzo di 4 carburanti: oltre a etanolo, benzina e alla loro miscela, anche il gas naturale compresso, cioè il metano. Una sola centralina elettronica sceglie e ottimizza l’uso del combustibile in base alle necessità di guida. Il TetraFuel è stato sviluppato per il mercato brasiliano, ma potrà trovare applicazione anche sulle vetture destinate ad altri Paesi, Europa compresa. Nella stessa direzione sono andate anche le ultime ricerche di Volvo. Il risultato è il prototipo Multi-Fuel, una V70 con un 5 cilindri turbo 2.0 da 200 cv, ottimizzato per funzionare con 5 diversi tipi di carburante: oltre alla benzina, l’«itano» (miscela al 10% di idrogeno e al 90% di metano), il biogas, il metano e il bioetanolo E85 (miscela all’85% di etanolo e al 15% di benzina). La Multi-Fuel è eccezionalmente «pulita», consente di utilizzare indifferentemente i diversi carburanti prodotti localmente e costituisce un primo passo concreto verso il passaggio alla propulsione a idrogeno.