Milan-Napoli, il grande freddo tra toscanacci

Allegri sulle lamentele dell’altro: "Lui porti l’arbitro, noi il
pallone...". E Mazzarri replica: "Noi amici? Un giorno mi chiese un
appuntamento"

Fanno lo stesso mestiere e forse non è un collante. Sono nati uno a pochi chilometri dall’altro, eppure continuano a ripetere di conoscersi poco. Forse per non confessare, almeno in pubblico, come invece fanno in privato, di detestarsi cordialmente. E solo per questioni non di banale campanilismo ma di invidiuzze professionali. Perchè Walter Mazzarri, livornese di San Vincenzo, pensa di meritare lui una panchina così gloriosa come quella del Milan e ancor gli brucia la doppia panchina d’oro assegnata da Coverciano al suo dirimpettaio. Per tralasciare il dato statistico (nei 5 precedenti duelli, mai battuto il rivale) che gli brucia. D’altronde per uno che «non si sente inferiore a Guardiola», si può capire il dispetto. Ripetono dunque di non conoscersi. Con qualche stilettata, tipo quella spedita da Mazzarri ad Allegri proprio ieri mattina dai microfoni di Castelvolturno. «L’ho sentito 20 minuti al telefono quando era allenatore dell’Aglianese, mi chiese l’appuntamento tramite Ulivieri» il particolare reso pubblico. «A me non è antipatico, anzi mi è simpatico, lo stimo molto perché ovunque è andato, è riuscito a collezionare grandi risultati» è la risposta alla vasellina di Allegri che una volta, sulla differenza anagrafica, compose un poemetto. «Lui ha allenato il Livorno, io abito a Livorno, lui è di campagna, io di città» la battuta di “acciuga” mai più ripetuta e infilata in un cassetto da quando è sbarcato a Milanello.

Inseguono lo stesso obiettivo, lo scudetto, ma invece di dichiararlo in modo chiaro e trasparente, Allegri e Mazzarri si dividono anche sull’ovvio. «Inutile far finta di niente, la sfida vale lo scudetto» sentenzia Allegri a Milanello. Il suo compatriota invece no. «Vale tre punti come tutte le altre partite» sostiene inforcando gli occhialetti da dottor Sottile che gli conferisce un’aria luciferina. «Noi non abbiamo obiettivi dichiarati, non eravamo nel novero delle big alla vigilia del campionato» gli piace giocare a nascondino il tecnico del Napoli. Allegri gli sbuca dietro l’angolo della vigilia. «Il Napoli non è secondo per caso, verrà qui per vincere e giocare a viso aperto» tratteggia ed è sincero fino al midollo visto che da due settimane continua a ripetere che «è meglio guardarsi dal Napoli visto che è dietro, e insegue deciso» .

Ma i due che non si annusano, come si dice a Livorno, si allontanano l’uno dall’altro, proprio in materia di arbitri e di proteste, raffinate o sguaiate che siano. Allegri è sincero quando ricorda: «Nella buona e nella cattiva sorte, non ho mai parlato di arbitri». Vero. Mazzarri, soprannominato lamentino nell’ambiente, arriva al punto di sostenere che «ho un ottimo rapporto con il quarto uomo e anzi cerco di aiutarlo» per vestirsi da frate Walter. Mai che ricordi d’essere stato espulso, per esempio, a Cesena, per proteste eccessive e ingiustificate (gol in fuorigioco di Cavani e rigore generoso concesso da Rocchi, già proprio lui, il fischietto di stasera a San Siro). «Io non sono uno che si lamenta, al massimo protesto» ammette Mazzarri che è pronto a negare anche l’evidenzia per rispedire al mittente la folgorante battuta di Allegri, resa a «il Mattino» di Napoli in una intervista. «Chiedo un arbitro che faccia rispettare il regolamento e non patisca la sudditanza» fece il livornese di periferia dopo aver domato, a fatica, il Catania. La replica di Allegri fu tagliente: «Io non mi occupo di arbitri. Se vuole, lo porti Mazzarri, noi del Milan portiamo il pallone».

Apriti cielo. «Per me Rocchi va benissimo, mi auguro solo che sia allenato e ben preparato e che abbia uniformità di giudizio. Gli errori ci possono stare, ma il comportamento deve essere equo. Nicchi e Braschi sono bravi, ho fiducia nella loro gestione. E se c’è qualcuno che dice che io sollevo polemiche gratuite ha la coda di paglia» l’intemerata di Mazzarri che Allegri ha fatto finta di non sentire. Gelido e controllato come uno svedese di Goteborg, altro che livornese. Lamentino Mazzarri non risparmia nemmeno i giornali del nord, i soliti cattivoni che lo prendono di mira per «mettere in difficoltà il Napoli». Attenti a quei due, allora.