Milan, la premiata ditta del gol Inzaghi&Kakà

I rossoneri passano 2-0 a Catania. Galliani: "Spalletti mi piace, ma Ancelotti non si
tocca&quot;. Deludente 2-2 della <strong><a href="/a.pic1?ID=348428">Juve col Lecce</a></strong>. Derby di Genoa: <strong><a href="/a.pic1?ID=348545">tris di Milito</a></strong>

Catania - Il ministro Ignazio La Russa è l'unico interista in circolazione che continua a temere le cadenze serrate del Milan. «Sarebbe meglio un pari», detta prima di accomodarsi in tribuna a Catania, che è poi la sua vera squadra del cuore, la seconda viene da pensare. E in effetti, senza quel 2 a 0 luccicante di sabato notte sulla Lazio, questo Milan inarrestabile potrebbe davvero incutere paura persino alla prima della classe nonostante i 7 punti di distacco che a 4 turni dal traguardo non rappresentano niente di rilevante. Qui a Catania, con una resistenza dei locali decimata da infortuni e squalifiche, i berlusconiani passano che è un piacere vederli giocare e imporsi secondo schemi collaudati, esaltando la vena magica di Inzaghi e Kakà che sono i due uomini d'oro del gruppo.

Continuano a fare gol in sequenza, uno al fianco dell'altro: nel primo caso grazie a un assist chirurgico del brasiliano per Super Pippo, capace di lavorare la palletta umida, e di «pescare» l'angolo scoperto del portiere; nel secondo grazie al tocco tempestivo di Riccardino che brucia sul tempo proprio il sodale già sul punto di fare il raddoppio e di avvicinarsi alla cifra di Roberto Baggio (318 centri in carriera).
Neanche il diluvio del primo tempo riesce a frenare la marcia trionfale del Milan, ormai scatenato e a caccia del secondo posto che è il suo dichiarato obiettivo: il suo calcio geometrico e ben incanalato lungo i valichi laterali consente presto di arrivare a bersaglio, di chiudere in cassaforte il risultato e di sfiorare persino la goleada sul povero Catania, rimasto per tutta la ripresa a guardare, impalato e impotente.

Inzaghi, gol a parte, sbatte contro un palo e dilapida la fortuna di un paio di occasioni facili facili: è fatto così il nostro, se non è complicato, confezionato con astuzia, non si diverte a fare centro. E perciò ne sbaglia due a porta spalancata, senza neanche l'opposizione del portiere che pure cerca di limitare i danni. Solo Kakà, rapinato il suo punto personale, ne sfiora un altro con una di quelle imprese balistiche da fuori area che di solito stregano gli avversari.

Davanti il Milan dilaga, dietro diventa una specie di muro di cemento, come attestano i due gol subiti, a risultato ormai acquisito (Siena e Toro), dalla sua difesa. Il Catania non riesce neanche a graffiare il portone chiuso a doppia mandata da Maldini e soci, a testimonianza che non è questione di anagrafe e neanche di qualità degli avversari ma solo di corretta organizzazione difensiva, qui esaltata dal comportamento del centrocampo dove Beckham finisce nel cono d'ombra mentre cresce a dismisura il rendimento di Ambrosini. E dire che in panchina, a disposizione, Ancelotti non ha più un centrocampista di riserva (Flamini, l'unico, squalificato) per segnalare che non è più neanche una questione di sontuosi ricambi: se la squadra gira e gira a mille, se la condizione fisica è al top e se infine le sue stelle cominciano a brillare, allora tutti i conti tornano. Anche quelli che riguardano il futuro, almeno secondo Galliani: «Spalletti? È un allenatore che mi piace moltissimo, ma carlo Ancelotti resterà sulla panchina del Milan, non c’è nessun problema. Il Milan? A volte manchiamo di continuità, ma giochiamo sempre bene a calcio».

Il tutto mentre si registrano anche episodi virtuosi come quello accaduto, per esempio, in apertura di partita: quando Maldini, per fair-play, ammette di aver deviato una palletta e dall'angolo per poco il Milan non finisce sotto (palo centrato da Favalli sulla deviazione aerea di Capuano). Il Catania conosce il suo miglior momento in avvio di ripresa con l'innesto di Giacomo Tedesco ma dura un paio di minuti in tutto. Il tempo di sfiorare la sagoma di Dida e di prepararsi alla stoccata sotto porta di Kakà che fissa il risultato sullo 0 a 2 e consegna alla storia del campionato l'undicesima perla del Milan.