Milan vicino alla svolta Dida è da cedere Rischia anche Ancelotti

Berlusconi processa il 2 a 2 e rianima la squadra. Galliani: «Pensiamo all’Empoli»

Il processo a porte chiuse di Silvio Berlusconi al suo Milan giunto a un passo dall’eliminazione, si è svolto in tre puntate lungo il crinale di una notte amarissima. Dapprima un colloquio riservato con dirigenti del club e Ancelotti, nella saletta riservata: fresco il 2 a 2 realizzato dal Bayern, le televisioni in attesa di interviste giunte in clamoroso ritardo sulla tabella di marcia. Il presidente ha mostrato ai suoi l’errore più evidente commesso dalla squadra nei minuti finali della sfida, rimessa in sesto dal rigore fasullo fischiato da Baskakov, l’arbitro russo. «Bisognava far girare la palla e far correre a vuoto i tedeschi, tenere il Bayern lontano dall’area di rigore, non rinchiudersi davanti a Dida» la sua censura. Che è stata rilanciata da un’altra segnalazione fiorita durante il dibattito: il vistoso calo fisico tradito dai rossoneri negli ultimi dieci minuti. Neppure i rinforzi giunti dalla panchina, uno su tutti, il francesino Gourcuff, hanno mostrato la maturità e la lucidità necessarie per evitare il cedimento della trincea presidiata da Maldini.
Poi Berlusconi è entrato nello spogliatoio milanista in un silenzio assordante: ha incrociato visi stravolti dalla fatica e dalla delusione. Ha provato a infondere coraggio pescando tra i ricordi della sua carriera un precedente utile a rianimare la squadra. «Siamo come nell’88 quando andammo a Belgrado, a sfidare la Stella Rossa, dopo aver pareggiato a San Siro 1 a 1» il suo riferimento suggestivo. Allora di mezzo ci fu la nebbia, un miracoloso recupero di Gullit, il gol di Van Basten non visto dall’arbitro tedesco, la ripetizione il giorno dopo con esito finale ai rigori, Donadoni ricoverato in ospedale e Rijkaard che calciò al posto di un deb il pentalty decisivo.
L’ultimo rapporto, riservatissimo, è stato con Adriano Galliani. Sono stati affrontati i nodi di calcio-mercato che riguardano l’eventuale interruzione del rapporto di fiducia con Ancelotti. L’affare Dida è diventato un macigno per il Milan. Ogni partita un errore: la sua permanenza a Milanello è insostenibile. Il film delle due stoccate del belga Van Buyten ha mostrato un altro aspetto: sulla prima Dida si è addirittura girato nel timore di ricevere la pallonata sul viso. Cose da campetti dell’oratorio non di un quarto di Champions league. A Dida, 34 anni, è stato rinnovato il contratto alla vigilia del derby, per due motivi di fondo: 1) nella speranza che la mossa valesse come macumba (aveva portato bene in passato); 2) per non lasciare il portiere nell’incertezza durante la fase cruciale della stagione. Con la conseguenza di aver prima «prenotato» Buffon per poi notificargli il cambiamento di indirizzo con legittimo risentimento dell’interessato. C’era all’epoca il timore che l’annunciata resistenza di Cobolli Gigli, esponesse il Milan al rischio concreto di restare col cerino in mano, senza Dida né Buffon cioè. Da Istanbul in avanti, dalla notte del petardo sulla spalla secondo Galliani, Dida è diventato un altro portiere, inaffidabile. Con un contratto in vigore per altri tre anni a 3,5 milioni, il brasiliano è difficilemente trasferibile: c’è bisogno di un ulteriore sacrificio economico per sbolognarlo. Ma la decisione è ormai presa. Dida ha chiuso col Milan.
Il capitolo Ancelotti è stato affrontato prima che San Siro spegnesse le luci. A tutti i livelli, gli han rimproverato di aver sbagliato i cambi, richiamando Gilardino che teneva impegnate le due torri centrali difensive del Bayern e inserendo Inzaghi. Ma la scelta strategica adottata da Berlusconi è stata quella di aspettare il viaggio in Baviera prima di trarre le conclusioni. Solo in un caso, il Milan ha scelto di battagliare. I due siti societari, infatti, han polemizzato sull’arbitro. «Penoso» la definizione tedesca. «Ha danneggiato solo noi con la squalifica di Gilardino» la risposta rossonera. Evitata, invece, una risposta a Vieira. «Dobbiamo pensare all’Empoli» han fatto sapere da via Turati.