Milano col nodo in gola: "Il Pontefice è triste"

Dalle suore alle mamme passando per gli anziani e gli studenti stranieri: "Sembra un uomo solo"

Manca solo un quarto d’ora ma piazza del Duomo è ancora a macchie. Grandi vuoti e la signora Rosamaria si preoccupa: «Ho preso il bus due ore fa in via Foppa, credevo di dover battagliare per farmi largo e invece eccomi qui ad aspettare». Ha 78 anni la signora Rosamaria, è milanese doc, di piazzale Baracca, con binocolo fra le mani come alla Scala. Ma ci tiene ad accogliere nel modo migliore il pontefice: «Se va avanti così, mi tocca andare domani sera a Bresso e poi ancora domenica alla messa. Cosa vuole, che lo lasciamo lì da solo?»
A un metro di distanza, seduto su una bici gialla, c’è l’avvocato Corrado Angeletti, in giacca e cravatta. Forse ha orecchiato e mette le mani avanti: «Attenzione: questa visita è spalmata su tre giorni. Io ho rubato qualche minuto, fra una riunione e l’altra. Una puntata e via». Adesso la folla si fa più compatta e il maxischermo scalda gli animi: sono le 17.22 e il papa, a Linate, sta scendendo dalla scaletta. Ma non è facile. Pia Lucchini, ciellina storica, era in Duomo quando il cardinale Ratzinger celebrò i funerali di don Giussani. Ora prova a dare la cifra di queste giornate: «Milano è un po’ diffidente, i giornali martellano sulla solitudine del papa, sul maggiordomo, sui corvi e le difficoltà, obiettivamente, sono tante. La Chiesa vive una stagione difficilissima. Non saranno ore facili e Ratzinger lo sa».
I ciellini, che sono raggruppati sotto i portici, all’altezza della libreria Mondadori, sembrano avere questa consapevolezza e ravvivano il clima con applausi a ripetizione. Ora fra la gente serpeggia la notizia che il papa è accompagnato dal cardinal Bertone. Sembra di piombare di nuovo dentro le solite polemiche. Ma ai fedeli non è che la guerra dentro la curia interessi poi tanto: «Sono qui -afferma Luigi Gianola da Premana, provincia di Lecco, «paese dei coltelli, delle forbici e dei preti» - al completo, con mia moglie Tiziana e le mie tre figlie di 8, 6 e 1 anno. Ecco, credo che questa esperienza se la porteranno dentro per tutta la vita, esattamente come successe a me con Paolo VI. Ero un bambino eppure quel momento me lo ricordo ancora. E poi, posso dirlo?, tutte queste diatribe sulla stampa saranno pure importanti, ma non sono decisive. Noi siano qua per testimoniare che la famiglia è viva». Altro che: Alessia, che da qualche secondo si divincola fra le braccia della madre, riesce a liberarsi e tocca terra allungando i piedini come un paracadutista. Qualche secondo ed è di nuovo sulle spalle dei genitori.
Ormai Benedetto XVI è ai bordi del palco. Adesso la piazza è, come si dice in questi casi, gremita, anche se restano larghi corridoi per camminare. Giancarlo, una vita dietro i pontefici a vendere bandierine, scatta una fotografia catastrofica: «È il più grande fiasco che ho visto in vent’anni. A Madrid io e i miei soci avevamo piazzato centomila bandiere in poche ore, qua ne avrò distribuite sì e no dieci». Forse, però, gioca anche il prezzo non proprio popolare: due euro.
La papamobile taglia la piazza: digitali e telefonini bersagliano i capelli candidi, scompigliati dal vento sotto lo zuccotto bianco. Adesso il papa prende in braccio un bambino. Ovazioni. Flash. Le filippine, che sono un film a parte, urlano come nemmeno i loggionisti con Pavarotti. Encia Concepcion una bella ragazza con digitale protesa sopra il mare di teste, gorgheggia pure lei e si emoziona: «He ’s great, è grande, mamma mia. Che emozione. Avevo ascoltato Wojtyla a Manila, nel 2003, ma anche adesso è great, great».
C’è un signora che piange: «Mia mamma me lo ripeteva sempre. “C’è Dio in cielo e il papa in terra“. Questo è un vicedio». La signora Maria si appoggia al bastone, ma non pare stanca: «Sono abituata, non potevo mancare. Siamo 6-7 amiche, dal quartiere Isola, e siamo sparpagliate e felici».
Sì, il discorso del papa è tutto sommato breve e denso, ma la piazza non è più tiepida. Anche se la gente vorrebbe un altro giro di papamobile. Insomma, un piccolo bis. Pazienza. Per oggi può bastare, senza troppe scene madri, folle oceaniche, papa boys e palloncini. «Mi sono emozionata», spiega Caterina, impiegata, a braccetto del marito Luigi, operaio. Lui è più prosaico: «Il papa dal vivo è come in tv». Diversi per un attimo, poi la coppia si ricompone a sorpresa: «Era un po’ triste. Sa, questa storia del maggiordomo, gli arresti, le fughe di notizie». Chissà, forse è solo una sensazione, ma è un tormento che torna e punge: «Questo papa sa come parlare ai cuori - ripete Pompeo Menichella, giudice di pace a riposo - ma secondo me era un po’ avvilito». E la moglie Maria scuote la testa come una campana in segno di approvazione.