Cliniche private, via ai controlli contro le truffe

Per evitare altri casi San Raffaele e Maugeri, il Pirellone corre ai ripari. E presto potrebbe pretendere bilanci certificati da terzi e attestato antimafia a tutti i soci e proprietari. Sono questi i requisiti che verranno chiesti ai gruppi privati che operano in sanità e intendono stipulare un contratto per erogare prestazioni con il servizio sanitario regionale.
I tecnici stanno ultimando i dettagli della delibera. Un provvedimento - che potrebbe essere pronto già per la settimana prossima ed approdare in una seduta di giunta prima delle vacanze estive - con cui i vertici della sanità lombarda puntano ad avere più garanzie sulla stabilità finanziaria e aziendale delle strutture sanitarie private inserite in costellazioni societarie. Il riferimento è proprio a realtà come il San Raffaele e la Fondazione Maugeri di Pavia, gruppi nel mirino della magistratura milanese. L'obiettivo è mettersi al riparo da eventuali rischi di interruzione del servizio, come sarebbe potuto accadere, in linea di principio, con l'Irccs di via Olgettina nella morsa di un maxi debito e la Fondazione Maugeri, travolta da un'inchiesta che ha al centro anche 70 milioni di euro versati negli anni per le consulenze al faccendiere della sanità Pierangelo Daccò, oggetto di indagine.
«La delibera - spiega l'assessore regionale alla Sanità - tratterà la messa in sicurezza dei sistemi che poggiano su una costellazione di società, entro la quale c'è anche l'erogatore delle prestazioni sanitarie. I principi che stiamo pensando di introdurre sono tre: se vogliono stipulare un contratto con la Regione, i proprietari del gruppo dovranno produrre adeguate certificazioni antimafia che escludano legami con la criminalità organizzata a tutti i livelli societari.
«E poi - conclude l'assessore - dovranno consegnarci bilanci certificati da un ente terzo. E in caso di fallimento e di impossibilità di erogare le prestazioni previste dal contratto, queste saranno eseguite da altre strutture individuate da noi, a spese del privato inadempiente». I vertici del Pirellone cercano anche di mettere ordine sulla questione dei ticket sanitari. Il presidente lombardo Roberto Formigoni smentisce che siano i ticket più alti d'Italia: «Al contrario, grazie al nostro metodo di calcolo - specifica - ci sono risparmi per i cittadini su tutte le ricette fino a 36 euro di valore, che costituiscono il 63 per cento delle prestazioni totali. Ciò significa che due prestazioni su tre costano meno». Bresciani è soddisfatto per la risposta positiva dalla Corte Costituzionale, che ha stabilito che lo Stato non può imporre i ticket senza discuterne con le Regioni.