La minaccia ictus: ecco i cinque campanelli d'allarme

di Luigi Cucchi

In Italia l'ictus è la terza causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore e le neoplasie. Causa ogni anno il 10-12% di tutti i decessi e rappresenta la prima causa di invalidità. In Italia si verificano annualmente circa 200mila ictus, di cui il 20% sono recidivi. Il 10-20% delle persone colpite muore entro un mese e un altro 10% entro il primo anno dall'evento. Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti a un ictus guarisce completamente, il 75% sopravvive con qualche forma di disabilità e, di questi, la metà è portatore di un deficit così grave da perdere l'autosufficienza.
L'ictus si verifica quando un coagulo di sangue blocca un'arteria cerebrale o quando un'arteria del cervello viene danneggiata e si rompe; in entrambe le condizioni si verifica un'interruzione dell'apporto di sangue ossigenato in un'area del cervello, che provoca la morte delle cellule cerebrali di quell'area. Di conseguenza, le funzioni cerebrali controllate da quell'area (che possono riguardare il movimento di un braccio o di una gamba, il linguaggio, la vista, l'udito o altro) vengono perse.
Il 50% degli ictus ischemici si verifica quando le arterie cerebrali vengono ostruite dalla graduale formazione di una placca aterosclerotica o da un coagulo di sangue, che si forma sopra la placca arteriosclerotica (ictus trombotico) o che proviene dal cuore o da un altro distretto vascolare (ictus trombo-embolico). L'80% di tutti gli ictus è ischemico e potrebbe essere prevenuto modificando lo stile di vita: astensione dal fumo, regolare attività fisica e alimentazione corretta. L'ictus è un termine latino che significa colpo (in inglese stroke). La caratteristica principale del disturbo è quindi la sua improvvisa insorgenza: una persona in pieno benessere può accusare sintomi tipici che possono essere transitori, restare costanti o peggiorare nelle ore successive. È più frequente dopo i 55 anni, la sua prevalenza raddoppia successivamente a ogni decade; il 75% degli ictus si verifica nelle persone con più di 65 anni. La prevalenza di ictus nelle persone di età 65-84 anni è del 6,5% (negli uomini 7,4%, nelle donne 5,9%).
La diagnosi viene fatta in ospedale mediante l'ausilio di Tac cerebrale (senza mezzo di contrasto). È l'esame indicato il prima possibile, dopo l'arrivo in pronto soccorso (permette di distinguere tra ictus ischemico ed emorragico, ed evidenzia eventuali segni di sofferenza ischemica cerebrale precoci). L'ecodoppler viene effettuato abitualmente durante il ricovero e consente di evidenziare la presenza di aterosclerosi carotidea. L'ecocardiogramma (transtoracico o transesofageo) è indicata nello studio di eventuale embolia cardiaca. L'angiografia cerebrale viene effettuata nelle prime ore dall'ictus, solo nel caso in cui si decida di trattare il paziente con intervento endovascolare di disostruzione arteriosa.
Ecco i cinque campanelli di allarme che possono metterci in allerta in modo da ricorrere subito ai soccorsi.
Debolezza e intorpidimento di un lato del corpo (gamba, braccio, mano, viso); senso di confusione improvviso, difficoltà a parlare o a capire le parole altrui; disturbi visivi a uno degli occhi; giramenti di testa improvvisi, vertigini; mal di testa improvviso e di forte intensità.
Un ictus non si può gestire con i rimedi fai-da-te, è necessario chiamare i soccorsi. Per limitare le conseguenze gravi i medici potranno intervenire chirurgicamente, per rimuovere l'ematoma se si tratta del tipo emorragico, oppure agire con una terapia trombolitica per disostruire il vaso occluso in caso di ischemia. L'ictus emorragico è più pericoloso per la vita del paziente, ma in entrambi i casi possono comunque esserci conseguenze sulla funzionalità cerebrale che dovrà essere ripristinata, almeno in parte, con opportune terapie riabilitative.