Minaccia in stile nazista dagli imam di Tripoli: "Uccideremo mille persone per ogni vittima"

Il portavoce del governo libico e un’autorità islamica locale denunciano
l’uccisione di undici religiosi in un raid Nato. E giurano una folle
vendetta contro l’Italia, la Francia e altri Paesi della coalizione: "Stermineremo 11mila persone"

Undicimila morti contro undici, non vi appaia un urlo di rabbia impazzito. È vero, è un classico, e sta a noi evitarlo con la vigilanza e la lotta. La minaccia, anzi, la fatwa, è stata emanata da alcuni imam che hanno partecipato ieri a una conferenza stampa del portavoce del governo di Tripoli Mussa Ibrahim: hanno affermato, ma non è verificato, che 11 imam libici sono stati uccisi da un raid della Nato su Brega, e hanno invitato i musulmani a uccidere per ogni imam morto mille europei, in Italia, in Francia, in Danimarca, in Qatar e negli Emirati. A noi occidentali, a noi italiani, la minaccia di decimazione elevata alla ennesima potenza suona come la grottesca versione di un’odiosa anticaglia bellica adottata, nella storia recente, dai nazisti. Invece la minaccia di morte, urlata, stampata, teorizzata, è il baluardo moderno della guerra dell’islam estremista contro la nostra civiltà, la nostra mera esistenza come uomini che non accettano il dettato coranico, cristiani, ebrei, apostati.
È la premessa teorica e pratica del terrorismo jihadista, è l’idea che il nemico sia un verme da terrorizzare e poi schiacciare, che la sua vita valga solo in quanto oggetto di sacrificio per la gloria dell’islam. Ci sono esempi collettivi e singoli, e tutti ribadiscono il medesimo messaggio: se non sei ciò che io voglio, se mi danneggi, se non mi piaci, ti ammazzo, elimino la tua voce e le tue azioni. Fino ad oggi oggetto principale delle minacce islamiste sono stati soprattutto gli Stati Uniti e Israele, ma l’Europa è un oggetto di attenzione sempre più vivace, perché è un ventre molle facile da intimidire. Gli esempi sono migliaia e ormai le minacce rientrano anche nella vita quotidiana di giornalisti, politici, scrittori occidentali oltre che riguardare Stati e religioni. Se si vedono i siti Memri o Palestinian Media Watch, ci si rende conto che non solo l’esercizio della minaccia è continuo, ma che è anche consistentemente suffragata da azioni aggressive, fino alle più terribili condotte da Al Qaeda. Bin Laden avvertì che dopo aver sconfitto nel sangue gli infedeli sovietici cacciandoli dall’Afghanistan avrebbe attaccato l’America e ucciso gli yankee. Prima e dopo ha promesso di uccidere crociati ed ebrei, tutti quelli che non intendono abbracciare l’islam, e lo ha fatto. La sua ultima minaccia, quella che si stava per lanciare quando è stato ucciso, è diretta agli americani in quanto amici dei sionisti, e promette gesti di violenza agli uni e agli altri.
Non c’è differenza fra la violenza sunnita e quella sciita quando si parla di jihad. La violenza è la lingua della guerra islamista, chiama i nemici cani, figli di scimmie e di maiali, e lo fa anche la propaganda palestinese. Arafat usava questo linguaggio per convincere la sua gente al terrorismo suicida, e non risparmiava i bambini: spiegò una volta in un teatro che i bambini shahid avrebbero marciato, naturalmente morendo e uccidendo, su Gerusalemme. Minacciare di morte è un’abitudine per un mondo che fa della violenza una funzione della politica quotidiana. Bashar Assad, rais siriano, mentre uccide ogni giorno il suo popolo, non dimentica di minacciare di morte Israele: se il suo potere sarà insidiato attaccherà Israele, ucciderà gli ebrei, perché no, anche se non c’entra nulla.
La guerra di morte fra fazioni interne è altrettanto terribile, i nemici sunniti o sciiti o gli oppositori politici sono traditori, spie, carogne, e devono morire: dalle centinaia di migliaia di persone in Iraq e in Algeria, ai due assassini di Hamas che hanno ucciso Vittorio Arrigoni e, probabilmente perché non raccontassero come stavano le cose, sono stati giustiziati a colpi di kalashnikov senza che potessero aprir bocca. Hamas e Hezbollah sono campioni di continue e ininterrotte minacce di morte, la Carta del nuovo membro del governo palestinese scrive: «Il giorno del giudizio verrà quando i musulmani combatteranno e uccideranno gli ebrei. Allora gli ebrei si nasconderanno dietro rocce e alberi ed essi chiameranno: “O musulmano, c’è un ebreo che si nasconde dietro la roccia, vieni e uccidilo”... gli ebrei sono dietro la rivoluzione francese, la rivoluzione comunista… con il loro denaro hanno formato organizzazioni come il Rotary Club e il Lions, stanno dietro la prima guerra mondiale, hanno fondato la Lega delle nazioni e stanno dietro la seconda guerra mondiale con la quale hanno fatto enormi guadagni…».
I motivi per uccidere sono infiniti per la guerra islamista. Ahmadinejad, presidente dell’Iran, è un campione di minacce di morte. Usa tutte le occasioni, specie quelle offertegli dall’Onu, per minacciare gli Usa e Israele e il resto del mondo senza remore, promettendo che chiunque si opponga ai progetti della Repubblica islamica verrà ucciso. Lo stesso, appena preso coraggio, fa Mohammed Badi, il capo dei Fratelli musulmani nel nuovo Egitto: ha spiegato in un trattato adesso il precetto di distruggere gli infedeli e chiede a tutti i musulmani di unirsi alla jihad. Salman Rushdie vive in cattività, il regista Van Gogh è stato ucciso barbaramente, Ayaan Hirsi Ali, Magdi Allam sono sotto continua minaccia e con loro tanti altri. Più, oggi, undicimila.