Un mingherlino con l’anima da condottiero

Era figlio di un conte piemontese e di Olimpia, intrigante nipote di Mazzarino. Nonostante il fisico da fanciullo e i tratti effeminati divenne il più celebre stratega di tutto l’impero asburgico

Allevato nell’infanzia solo da donne, da adulto se ne tenne lontano. Aveva già dato. Il padre, un conte piemontese francesizzato, dopo aver messo al mondo sette figli, morì poco più che trentenne di febbri. Ma si vociferò che fosse stato avvelenato. L’orfano, che era il quinto dei sette, rimase con la madre, Olimpia, una romana nipote del cardinale Jules Mazarin. Olimpia era un’intrigante capafresca che passava il tempo alla corte di Versailles, anziché occuparsi della nidiata. Era molto amica del coetaneo principe Luigi, il futuro Re Sole, di cui era stata giovanissima amante, prima di passarlo alla sorella Maria che lo cedette poi a Ortensia, un’altra sorella. Il fatto di avere riscaldato le regie lenzuola in prima e per interposta persona, non evitò a Olimpia un drammatico destino.
Sei anni dopo la morte del marito, fu arrestata la veggente di corte, La Voisin. Era accusata di avere fornito a diverse nobildonne un kit misto di pozioni magiche per irretire gli amanti e di veleno per liberarsi dei mariti. Tra le clienti, l’intraprendente romana. Luigi XIV, ricordando le voci che avevano accompagnato la scomparsa del conte, sospettò di uxoricidio l’ex amante. La convocò e le offrì la scelta: o la detenzione a vita nella Bastiglia o l’esilio. La donna scelse di lasciare per sempre la Francia e i figli. Il Nostro fu affidato alla nonna paterna, principessa di Soissons, una tirchia dispotica con cui visse pochi anni prima di sfuggire alle sue grinfie e rifugiarsi in Austria. L’esperienza fu così negativa da ispirargli un’avversione insopprimibile per il gentil sesso.
Divenuto il più celebre stratega dell’Impero asburgico e poi d’Europa, le dame fecero a gara per accaparrarselo, nonostante un fisico modesto. Molto modesto, e non dobbiamo affidarci ai dipinti e alle statue in suo onore per averne un’immagine veritiera. Pittori e scultori influenzati dalla grandezza delle sue imprese fecero a gara per imbellirlo. La statua equestre nella Heldenplatz di Vienna lo rappresenta come un gigante, il grandioso affresco di Giacomo del Po come un dio trionfante accolto nell’Olimpo da Apollo. Ma la cruda realtà è rivelata dalla misura della sua corazza esposta al Museo militare di Vienna: 31 cm di spalle, 40 cm la lunghezza della schiena, 100 cm la circonferenza toracica. Il corpo di un fanciullo. Aveva inoltre un curioso nasino all’insù da madamigella e occhi leggermente strabici. Tuttavia le donne, mirando alla sua fama, sarebbero state ben felici di passare sopra queste lacune, se non fosse stato lui a respingerle con caparbietà. «Una donna - diceva parlando del matrimonio - è di ostacolo a un guerriero. Costui dimentica il proprio dovere pensando a lei e ha un eccessivo riguardo della propria vita al fine di mantenersi per la propria moglie». Eguale diffidenza aveva per le avventure e la passione amorosa: «Gli innamorati sono nella società civile ciò che sono i fanatici in quella religiosa: persone confusionarie».
La storia ci tramanda una sola dama ammessa nella sua casa, la contessa Eleonore Batthyàny. Ma fu quando già era in età avanzata, né si è appurato con chiarezza se Eleonore fosse una morosa o una governante. Proprietario di ville e castelli, dono della Corona austriaca per le sue imprese, il Nostro sentì a un certo punto il bisogno di aiuto in casa. Una donna che badasse al mènage e a fare gli onori agli ospiti altolocati che la frequentavano. Venuto da Parigi con la sola spada, dopo alcuni decenni di fortunate campagne militari, era diventato uno degli uomini più ricchi del Continente. Unicamente per i suoi parchi, sparsi tra Austria e Ungheria, aveva al soldo 1500 giardinieri. Celebre la sua biblioteca che gli dette fama di «soldato più colto della storia d’Europa». Decine di migliaia di volumi, tutti puntigliosamente rilegati in marocchino: blu scuro per teologia e giurisprudenza, rosso scuro per storia e poesia, giallo per scienze.
Che a tutto ciò presiedesse la contessa Batthyàny, è certo. Non altrettanto che fossero amanti. Innanzitutto, ciascuno abitava per conto proprio. Il Nostro nel castello viennese che si era fatto costruire da J.L. von Hildebrandt, lei in un palazzo della Renngasse. Né depone a favore della passione l’episodio circolato a corte. Un giorno, passando con un tiro a quattro davanti a casa Batthyàny, il Nostro si addormentò. La contessa, che sbirciava dalla finestra, se ne accorse. Ma calcolando che tra cavalli, i due cocchieri, il lacchè e il suo padrone facevano 310 anni in tutto, lasciò che continuasse a dormire.
Libero da cure familiari, divenne Feldmaresciallo dell’Impero. Salvò gli Asburgo dalle mire di Federico il Grande, Luigi XIV e Mustafà II. Napoleone lo annoverò tra i sette comandanti veramente grandi della storia del Mondo, con Alessandro, Annibale, Cesare, Gustavo Adolfo, Turenne, Federico II. Si sentì italiano per temperamento, francese per cultura, austriaco per elezione. Per sottolinearlo, si firmava col nome italiano, il cognome francese e il von nobiliare tedesco.
Morì scapolo a 73 anni. Fu sepolto a Vienna nella cattedrale di Santo Stefano. Il cuore è nella basilica di Superga.
Chi era?