Miracolo di Bolsena

L’11 agosto del 1264 il papa Urbano IV, con la bolla Transiturus, istituì la festa del Corpus Domini. Dietro c’erano le visioni di s. Giuliana di Liegi ma soprattutto quel che era accaduto l’anno prima a Bolsena. Un prete tedesco in pellegrinaggio verso Roma si fermò a Bolsena e disse messa nella chiesa di s. Cristina (detta «delle Pedate» perché su una pietra c’erano le impronte miracolose dei piedi della santa). Ma quel prete aveva forti dubbi sulla Presenza Reale. Quando sollevò l’Ostia, questa divenne di carne e di sangue, tranne nei punti in cui il celebrante la teneva con le dita. Il prete, sconvolto, non sapendo cosa fare cercò di nascondere l’Ostia col corporale. Ma era peggio. Anzi, ogni goccia di sangue impressa sul lino prese forma umana. L’uomo a quel punto interruppe il rito e chiuse Ostia, corporale e calice nel tabernacolo. In quell’anno il pontefice risiedeva nella vicina Orvieto e il prete tedesco si recò da lui a raccontargli tutto. Quel papa era Urbano IV, cioè Jacques Pantaléon de Troyes, che a suo tempo era stato uno dei teologi che avevano dovuto esaminare le visioni di s. Giuliana di Liegi. Queste visioni riguardavano la richiesta da parte dello stesso Cristo di ricordare con una festa apposita la sua Presenza Reale. Le visioni erano state trovate autentiche e la festa era stata istituita nella diocesi di Liegi. Ora il papa riceveva una specie di conferma soprannaturale a estenderla a tutta la Cristianità. Fu s. Tommaso d’Aquino, che insegnava a Orvieto, a comporne l’ufficio liturgico. La reliquia del miracolo è sempre nel duomo di Orvieto.