Miracolo di Boxtel

Nel nord dell’olandese Brabante, nella città di Boxtel, nell’anno 1379 il prete Eligius Van Der Aecker celebrava la messa. Aveva lasciato Esch in Germania, dove era rettore di una chiesa, per la festa dell’Epifania e quel giorno si trovava nella chiesa di Boxtel intitolata a San Pietro per compiere il rito. Il vino da messa che gli fu porto dall’accolito era bianco e, dopo l’elevazione, un urto involontario del celebrante lo rovesciò, spargendone parte sul corporale e parte sulla tovaglia dell’altare. Ebbene, quel vino bianco divenne subito sangue. Il prete se ne accorse ma, quantunque turbato, decise di completare la funzione. Poi andò a lavare i due lini del vicino canale Dommel. Solo che le macchie non sparivano; anzi, si erano fatte più vivide. Allora l’uomo ripiegò il tutto in una borsa che portò via con sé. Dopo poco tempo, però, cadde gravemente ammalato e, temendo per la sua vita, confessò tutto al prete Heinrich Meheim. Così, le reliquie del miracolo vennero restituite alla chiesa di Boxtel, il cui signore, Willem Van Meerhein, interessò il legato papale di Urbano VI, cardinale Pileus. Questi, istruita un’inchiesta canonica, testificò la veridicità del miracolo e concesse il culto. Passarono i secoli e si arrivò alla rivoluzione protestante. Nel 1652, nell’Olanda divenuta calvinista, i cattolici di Boxtel pensarono bene di portar via le sacre reliquie per evitare loro profanazioni. I due lini finirono oltreconfine, a Hoogstraten in Belgio. Nel 1924 solo il corporale potè far ritorno a Boxtel, dove viene festeggiato con una processione nel mese di maggio.
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