Miracolo di Gerusalemme

Il ritrovamento del Santo Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, attribuito dallo storico Eusebio di Cesarea all’imperatore Costantino, fu seguito da quello della Vera Croce ad opera della madre dell’imperatore, s. Elena. Riporta Giovanni Maria Vian nel suo libro La donazione di Costantino (Il Mulino) che la mattina del 7 maggio dell'anno 351 una croce apparve nel cielo di Gerusalemme di fronte a tutta la popolazione della città. Il segno era fulgidissimo, tanto da superare in luminosità la stessa luce del sole. Il fenomeno si protrasse per diverse ore, così da venire testimoniato da migliaia di persone. Il vescovo Cirillo ne informò per lettera l’imperatore Costanzo II e connesse il prodigio col ritrovamento dei pezzi della Vera Croce avvenuto al tempo di Costantino. Nel 395 s. Ambrogio di Milano, nel pronunciare l’elogio funebre per l'imperatore Teodosio, confermò che il ritrovamento della Vera Croce fu dovuto all’imperatrice madre, s. Elena. La più preziosa reliquia della Cristianità rimase a Gerusalemme fino al 614, anno in cui i Persiani conquistarono la città e portarono via come prestigiosissima preda di guerra la Vera Croce. Si dovette attendere il 629 per rivederla a Gerusalemme. L’imperatore bizantino Eraclio, con una campagna militare che può a buon diritto qualificarsi «prima crociata», sconfisse più volte i Persiani, portando la guerra fin nel loro territorio e occupando la loro capitale. Poi, il 14 settembre di quell’anno, riportò solennemente a Gerusalemme la Croce. Ancora oggi la Chiesa festeggia quest'ultimo giorno come Esaltazione della Croce.