Miracolo di Ivorra

Ivorra è una città della Spagna nord-orientale, quasi a ridosso dei Pirenei. Qui, nel 1010, si manifestò un miracolo eucaristico. Era il tempo in cui il catarismo si diffondeva quasi a macchia d’olio e proprio nella fascia che comprendeva il Sud della Francia e il Nord di Spagna e Italia. Questo credo neo-manicheo riteneva che un dio buono avesse creato le anime, mentre la materia era opera di uno malvagio. Dunque, tra le tante cose che negava c’era la Presenza Reale, cioè il fatto che il Corpo e il Sangue di Cristo potessero diventare pane e vino. Essendo, insomma, tale questione al centro del dibattito a quel tempo, anche a qualche prete cominciarono a venire i dubbi. Fu il caso di don Bernat Oliver, che fu assalito dall’atroce dilemma proprio mentre consacrava il vino per la messa. In quel preciso istante il vino divenne sangue e traboccò dal calice, riversandosi sulla tovaglia dell’altare e scendendo fino al pavimento. Fu avvisato immediatamente il vescovo di Urgell, s. Ermengol, che si precipitò a Ivorra per interrogare i testimoni oculari ed esaminare la tovaglia macchiata. L’inchiesta da lui promossa appurò la veridicità del miracolo e di ciò fu fatto rapporto al papa Sergio IV, il quale emanò una Bolla apposita. Nel 1055 la chiesa del miracolo, intitolata a s. Cugat, fu ampliata dal vescovo di Urgell, Guillem, e la prodigiosa reliquia, con i documenti relativi, venne inserita sotto l'altare maggiore. Nel 1663 la chiesa divenne l'attuale santuario. Ancora oggi, la seconda domenica di Pasqua, Ivorra festeggia la «Santa Duda», il Santo Dubbio di un antico prete.