Miracolo di Patierno

Nel 1772 si verificò un furto nella chiesa di San Pietro a Patierno, dalle parti di Napoli. Tra la refurtiva c’erano anche alcune ostie consacrate. Dopo un mese circa, queste ostie vennero ritrovate in un podere appartenente al duca delle Grottolelle, tra Casoria e Capodichino. Erano sotto un mucchio di letame e furono rinvenute grazie a certi segnali. Sul luogo, infatti, erano state viste certe misteriose luci e una bianca colomba che vi aleggiava sopra. Ora, il miracolo vero e proprio consiste nel fatto che le ostie, anziché putrefatte, erano ancora in perfetto stato. E si trattava proprio delle ostie rubate, come si poteva vedere dal marchio di fabbrica. Infatti, recavano proprio la traccia del punzone in uso nella parrocchia di San Pietro a Patierno. La curia arcivescovile promosse un’inchiesta che, dopo due anni di lavori, sentito il parere di illustri scienziati dell’università napoletana, si pronunciò a favore della soprannaturalità dei fatti. Del pool di teologi consultati faceva parte s. Alfonso de’ Liguori, vescovo e Dottore della Chiesa, il quale scrisse il «ragguaglio» sul miracolo. Le ostie miracolose vennero poste in un artistico reliquiario e la chiesa di San Pietro a Patierno nel 1967 divenne santuario. Nel 1972 una ricognizione affidata all’ordinario di Fisiologia umana dell’università di Napoli confermava tutto quanto. Purtroppo, come dicono a Napoli, quella chiesa stava proprio scalognata. Infatti, si legge in Sergio Meloni (I miracoli eucaristici e le radici cristiane dell’Europa, Esd) che nel 1978 i soliti ignoti ripulirono il santuario.