Miss Alaska va alla guerra: "Barack attento"

Pistolera, maratoneta, un marito campione di motoslitta e 5 bimbi. Il più piccolo è down: "Lo guardo e vedo la perfezione"

La storia indossa un tailleur fuori moda. Sarah Palin non concede più molto all'immagine: finito il tempo dei concorsi di bellezza, quando entrò in finale per diventare miss Alaska e Vogue le dedicò una copertina. La politica, adesso. La famiglia, i figli, il petrolio e il gas sotto al ghiacchio, lo Stato che ora diventa il Paese. Una donna verso la Casa Bianca, vicepresidente di John McCain. Lady Palin non è più solo la signora dell'Alaska: il volo che l'ha portata a Dayton, in Ohio, la trasforma nella faccia di un'America che a volte neanche l'America conosce. Perché a 44 anni è il futuro. Lì, a Nord, a casa, la Palin ha costruito una carriera da numero uno: il suo gradimento sfiora il 90 per cento, una delle percentuali più alte della storia d'America. Piace perché lavora e perché non manca mai un appuntamento. «La governatrice Palin ha venti appuntamenti anche di domenica», dice sempre la sua assistente, amica e confidente Erin Burkert.

Nessuno come Sarah, oggi. Chi cerca una storia nuova ha molto da raccontare. A cominciare dalla fine, da quel volo che l'ha trasformata da sconosciuta a celebre. Buongiorno America, ecco la supermamma: su quell'aereo privato, Sarah ha chiamato Truck il figlio maggiore, che l'11 settembre dell'anno scorso s'è arruolato nell'esercito e che l'11 settembre di quest'anno partirà per l'Irak. «Sono fiera di te». Poi ha allattato il suo figlio più piccolo. Lui tra le braccia e il foglio con il discorso di fronte, retto da un altro dei suoi piccoli. Ne ha cinque, Sarah: da diciannove anni a scendere, fino ai quattro mesi. Cioè a Trig, il pargolo con la sindrome di Down, nato in Arizona dove lei era a un incontro di governatori. Non aveva fatto l'amniocentesi la Palin, perché è anti-aborto: «Quando lo guardo vedo la perfezione. Ha un cromosoma in più, ma al mondo nessuno è perfetto. Credo nel valore immenso della vita umana e la sua nascita è stata una benedizione infinita».

Prolife e profondamente conservatrice, iscritta all'associazione dei pistoleri National Rifle Association, nemica dei matrimoni gay pur avendo amici omosex, favorevole alla pena di morte: i repubblicani hanno trovato una di loro. Una che conosce la fatica, perché vedeva i genitori lavorare per far campare i figli: la madre era un'insegnante, il padre un segretario scolastico. Ne parla sempre con orgoglio e l'ha fatto anche ieri, quando si voltava a cercare lo sguardo complice del marito Todd, l'eschimese sposato venti anni fa dopo una fuga d'amore: lui faceva e fa il pescatore e le piaceva perché era anche un campione di Iron Dog, la più lunga gara in motoslitta del mondo. È ancora la loro passione, quella. «Quando siamo liberi, lasciamo i figli dai nonni e andiamo a divertirci sulla neve. Quando si scioglie, corriamo la maratona». Oggi Todd fa anche il casalingo e ha un incarico per la Bp. Petrolio, allora.

Petrolio che è l'affare dell'Alaska e che è anche una parte della carriera politica di Sarah. È presidente dell’Alaska Oil and Gas Conservation Commission: si è schierata contro la decisione dell'amministrazione Bush di trasformare gli orsi polari in specie protetta, perché avrebbe danneggiato l'industria petrolifera. Vuole scavare sotto il ghiaccio dell'Alaska a caccia di petrolio, ma a modo suo: ha appena approvato una legge che adotta un nuovo sistema di trivellazione. «Il più ecologico che ci sia al mondo. Abbiamo stanziato tutto il nostro budget».

È una che non molla, Sarah. Quando il suo nome è entrato nella liste dei vicepresidenti, i giornali liberal hanno cercato di metterla in difficoltà. Hanno tirato fuori la storia del licenziamento di Walt Monegan, il capo della polizia che si era rifiutato di cacciare l'agente Mike Wooten, reo di aver appena divorziato da sua sorella. «L'abbiamo allontanato per gravi ragioni», ha risposto la Palin, che sa di avere la gente dalla sua parte: in due anni ha cambiato la vita politica di uno Stato che viveva di raccomandazioni e corruzione. Non è tipa da tirarsi fuori dalla lotta. Al liceo la chiamavano «Sarah barracuda», perché quando giocava a basket si mangiava le caviglie delle avversarie. Sa che adesso cercheranno altri punti deboli. Il primo gliel'hanno trovato ieri: «È inesperta». Sarah l'ha sentito e ha chiamato la sua amica Erin. «Vogliono subito la guerra? Sono pronta».