La missione del piccolo Javier nascere per salvare il fratello

Spagna, il bambino è stato selezionato geneticamente. Dal suo cordone ombelicale dipende la vita dell'altro figlio di 6 anni, malato. In Italia la diagnosi a cui si sono sottoposti i genitori è vietata <br />
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Siviglia viene al mondo un bambino di nome Javier, che fin dal concepimento non è uguale agli altri. La sua venuta al mondo infatti è stata selezionata, fin da prima di nascere Javier non era uno qualunque. Deve infatti salvare il fratellino Andreas, sei anni, affetto da una grave forma di beta talassemia.

Dal sangue del cordone ombelicale di Javier dipende la vita di Andreas, e voi perdonatemi se non mi domando né come né perché: se Andreas si salverà, io sarò soltanto felice, e lo saremo tutti, anche i più incalliti e retrivi tra i cattolici. La vita di una persona sofferente sarà salvata, e questo basta. Ma la vita non è solo quella biologica, perciò esiste la bioetica, che prima di essere bio è innanzitutto un’etica, ossia un discorso che riguarda gli scopi dell’agire, i mezzi e i rapporti tra quelli e questi. Bisogna affrontare il tema degli scopi: non si vive per vivere, si vive per qualcos’altro, per un quid, un qualcosa cui la vita di noi tutti è orientata. Per l'amore, per Dio, per il divertimento, per la crapula, per i soldi, per tutto quello che volete. Si tratta di qualcosa che, in ogni caso, sta oltre la vita. L'etica riguarda non soltanto l'adeguamento del mezzo allo scopo, ma anche la natura e la determinazione dello scopo.

Il problema è capire se siamo tutti d'accordo nel dire che è giusto mettere al mondo un figlio allo scopo di salvarne un altro. È quest’idea della programmazione della vita di un altro - in questo caso il piccolo Javier, cui diamo senz'altro il benvenuto tra noi - a suscitare qualche dubbio, qualche discussione. Fosse solo la legittimità dell'azione medica compiuta sulla madre affinché Javier nascesse sano, ci perderemmo in un mare di distinguo e di congetture.

Invece quello che è in questione è l'unicità della persona umana, cui nessun altro uomo può imporre uno scopo (lo diciamo perché, in effetti, Javier è stato concepito e messo al mondo con quest'unico scopo, di salvare Andreas). Javier, come Andreas, è unico e irripetibile, e non può essere usato come mezzo.

Il mio fastidio assomiglia a quello del Manzoni che, senza nascondersi le nefandezze compiute da Marianna de Leyva, alias Monaca di Monza, non riesce tuttavia a tollerare che si destini una persona al chiostro per un qualsiasi scopo, fosse anche il più nobile (nel caso della Monaca, poi, non era nemmeno nobile). Non è la stessa cosa, direte voi. E invece è la stessa. Marianna appena nata è diventata un problema per i suoi, Javier lo è stato già prima di nascere. Due pacchi da sistemare da qualche parte. Javier è più utile perché grazie a lui si potrà risolvere il problema tecnico del fratellino. Ma è solo un pacco migliore. Anche perché non esiste nessun problema tecnico. Direte anche che la gente perlopiù mette al mondo i figli senza nessun perché, e che questo non è il fior fiore della moralità. Ma questo che importa? Sempre meglio una certa casualità (visto che il caso non esiste) che una programmazione come questa. Javier è un individuo, una persona a sé, che esiste di per sé e che in questo modo va pensato e amato. Molte cose sono destinate a cambiare, tra genitori e figlio (e tra i genitori stessi) a seconda che l'esperimento funzioni o no. Molti sentimenti varieranno in base al risultato cui questo uso di Javier porterà - perché questa faccenda gli resterà addosso per sempre. Il nostro augurio è che Andreas si salvi grazie al fratellino, e che Javier, dopo averlo salvato, illumini meglio tutti quelli che dovrebbero amarlo di un amore totale.