La missione del professore in incognito

Un tempo sarebbe stato un Sillabario della memoria, per citare un suo libro formato dizionario pubblicato con successo da Salani nel 2010: adesso, invece, Federico Roncoroni ha deciso di pubblicare le sue Parole - in uscita domani per Mondadori (pagg. 128, euro 12) - in una sorta di «dizionario privato» che si apre al lettore in una continua (ri)scoperta di termini non desueti, ma spesso consunti dal velo di una nuova letteratura del neologismo, di un linguaggio comune sempre più lontano dalle nostre tradizioni. «Le parole che amo - ci racconta l'autore - sono parole che mi hanno fatto e mi fanno diverso dagli altri uomini e dalle altre donne ma, nello stesso tempo, mi rendono uguale o simile a tanti altri uomini e a tante altre donne, cui, in modo misterioso, quasi sensuale, mi legano con il sottile filo di seta dei loro significanti e dei loro significati, e delle memorie che racchiudono».

Esperto di didattica, Roncoroni è autore della Grammatica italiana più venduta al mondo, di antologie di letteratura per i licei classici (come il bestseller Testo e contesto), e l'intellettuale che, a metà degli anni '80, con Il libro degli aforismi, giunto oggi a 26 edizioni per Mondadori, ha contribuito alla riscoperta di un genere. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo, Un giorno, altrove (Mondadori) con grandissimo riscontro di critica e di lettori e nel 2015 una raccolta di racconti di passione linguistica, letteraria e libraria: In principio era la Parola (Mondadori). In queste Parole Roncoroni coniuga il rigore dello studioso all'ironia e alla sagacia dello scrittore in un libro che come filo conduttore ha la passione. Passione intesa non solo come sentimento amoroso o erotico, ma anche come un respiro di vita che ci racconta un piccolo mondo antico che pare perso nella memoria ma viene vivificato attraverso vicende personali o familiari. Non è la narrazione dell'io, ma la scrittura di un «noi» dimenticato, quasi rimosso. Di una comunità, di un Paese, di una civiltà che non solo si devono ricordare delle proprie parole, ma che dobbiamo anche difendere iniziando proprio dalle parole. Quelle che nessun jobs act o stepchild ci toglieranno mai.Twitter @GianPaoloSerino

Commenti

Altoviti

Ven, 19/02/2016 - 18:59

La lingua italiana va difesa se no finirà per essere un dialetto europeo. È puramente vergognoso che tanti corsi universitari siano tenuti in inglese e non in italiano e questo in Italia: la nostra lingua è l'italiano e i corsi devono farsi in detta lingua e non in inglese!!!!