Le missioni sbagliate dell’Udc

Stefania Craxi*

Spero che i pensieri e i progetti del gruppo dirigente dell’Udc (comprendendovi Follini e Tabacci che non sono certo estranei alla vita del partito) siano più complessi e ponderati di quelli che buona parte della stampa gli attribuisce e che formano oggetto di lamentele e di denunce dell’estrema sinistra.
Che cosa dicono i vari Rizzo, Russo, Malabarba e gli altri esponenti della sinistra antagonista? Che c’è un progetto (compiacente o no Rutelli, ancora non è certo) tendente a sostituire Rifondazione con l’Udc, dando così al governo un po’ di quella moderazione che in un Paese come l’Italia è necessaria come il pane. L’Udc non ha mai smentito queste voci, fingendo di ritenere superflua ogni precisazione; ma a nessuno sfugge il suo comportamento teso ad allentare ogni vincolo che la lega alla Casa delle Libertà, rivendicando libertà di voto in Parlamento e soprattutto mandando al diavolo, con argomenti palesemente pretestuosi, quell’ipotesi di partito unico della destra (esclusa la Lega) che prima delle elezioni sembrava cosa fatta.
Non mancano fatti concreti: l’Udc ha annunciato che sull’Afghanistan voterà la mozione del governo prima ancora che il testo del documento fosse pronto. Se i sette senatori della sinistra che hanno annunciato il loro no sul rifinanziamento della missione in Afghanistan terranno fermo il loro proposito, l’Udc salverà Prodi che ringrazierà e di sicuro non aprirà la crisi di governo per l’evidente cambio di maggioranza, come si augura l’ex ministro Baccini.
C’è poi da considerare la crescente manifestazione di intolleranza verso la leadership di Berlusconi. Apro una parentesi su questo tema perché qui si annoda uno dei più grossi abbagli dell’Udc. Casini e compagni sono convinti che i dieci milioni di voti di Forza Italia siano in realtà voti moderati intercettati da Berlusconi e quindi facilmente acquistabili se Berlusconi si togliesse di mezzo.
Niente di più sbagliato. I 10 milioni di voti di Forza Italia non sono affatto voti moderati ma voti di socialisti cattolici, liberali, laici d’ogni tendenza che non hanno affatto digerito la falsa rivoluzione del ’92/93 attraverso la quale i post-comunisti sono riusciti ad arraffare il potere mai raggiunto per via politica. È un elettorato che si riconosce pienamente in Silvio Berlusconi, nella sua politica, nella sua personalità, premiandolo con una fedeltà che si protrae ormai da dodici anni.
Ho detto di sperare che il progetti dell’Udc siano più ponderati di quanto scrivono i giornali perché la versione semplicistica del cambio di maggioranza non sta in piedi per la semplicissima ragione che i conti non tornano.
I voti dell’Udc basterebbero appena appena per sostituire Rifondazione. Ma il blocco della sinistra antagonista non è solo Rifondazione. C’è anche il partito di Diliberto, i verdi di Pecoraro Scanio che, nell’ipotesi del ventilato cambio, trascinerebbero con sé la sinistra Ds, il gruppo Salvi e il «correntone» di Mussi: un blocco superiore di tre volte la forza dell’Udc. Senza poi contare Prodi. Prodi fa il Presidente del Consiglio finché Bertinotti e gli altri stanno dalla sua parte. Nel caso che il temuto cambio di maggioranza andasse avanti, sarebbe il primo a opporsi: e non da solo.
Ci spieghi dunque l’Udc la sua più complessa manovra. Noi, per il momento, ci limiteremo a ricordare un elemento che ha la forza dell’incontrovertibilità: che ogni possibile mutamento di situazione in Italia passa per la caduta del governo Prodi. Per questo bisogna lavorare, tutto il resto è, almeno per ora, superfluo.
*parlamentare di Forza Italia