Miti, arte e scienza per i primi passi della cartografia

L’esposizione Antica Cartografia d’Italia. Dal Cinquecento al Risorgimento (al Complesso del Vittoriano fino al 19 febbraio) ripercorre l’immagine della penisola nella storia della cartografia attraverso cinquanta antiche carte geografiche provenienti dalla collezione Gianni Brandozzi. «Questa mostra - spiega il collezionista - è un “come eravamo” dal punto di vista geografico, antropologico e territoriale. La curiosità è la base di lettura di una antica carta; è il fascino di scoprire antichi nomi di località, luoghi oggi scomparsi. Il progresso cartografico, le migliori qualità di incisioni e stampa, scorrono così sotto i nostri occhi nella progressione espositiva».
L’esposizione vuole offrire una visione di antiche carte di difficile reperimento, per una valorizzazione della nostra cultura, permettendoci anche, in alcuni casi, una analisi accurata e studi più approfonditi sugli antichi itinerari e una migliore conoscenza delle relazioni e degli scambi economici nelle nostre terre. Atlas e opere rare rese in acqueforti, litografie, xilografie delineano il territorio del Regno di Napoli, dello Stato della Chiesa fino al sorgere dell’Italia unita. Punta di diamante dell’esposizione è la «Rosa dei Venti», una preziosa carta manoscritta del 1477, seguono un foglio cinquecentesco che raffigura Roma e i suoi scavi archeologici, come la Domus di Nerone, e una incisione su rame di J. Speed del 1626, tratta dal famoso «Prospect of the Most Famous Part of the World».
Tra le curiosità, spicca una stampa del 1884 con le «Circoscrizioni Militari del Regno d’Italia» delineate su seta; un grande foulard, che rievoca l’origine latina (mappa mundi: stoffa del mondo). L’espressione richiama il fatto che le antiche carte geografiche venivano realizzate anche su tessuto. Certi manoscritti sono opere d’arte impareggiabili: redatti a mano, e quindi dipinti; dove i disegni di abbellimento davano una vivida descrizione di usi e costumi del luogo. E spesso, nelle raffigurazioni in cui erano aggiunte delle figure umane, queste rappresentavano, le sembianze dei committenti delle stesse opere. In particolare, nel Rinascimento, artisti conosciuti come Albrecht Dürer e Hans Holbein spesso collaborarono alla realizzazione di questi «oggetti d’arte». Anche Leonardo realizza un primo schizzo eseguito per una carta geografica dell’Europa, che si trova su un foglio di studi per il volo umano. Fino alla svolta. Nel 1595 a Druisburg vede la luce un «Atlante» cartografico opera di Gerardo Mercatore che lo aveva iniziato nel 1585 e fu ultimato dal figlio. È la prima raccolta di stampe geografiche e la prima realizzata con un nuovo metodo di proiezioni su basi matematiche. E la figura del mitico gigante Atlante - condannato da Zeus a reggere il globo terrestre - nel frontespizio, darà il nome a tutte le successive carte geografiche.