Il mito Gravner e il vino nell’anfora

«Bevendo un vino riesco a capire molto, anche del carattere, del vignaiolo che l’ha fatto». «Fare vini decenti senza solforosa è impossibile, lo sapevano già i romani». «L’anfora non è garanzia di prodotti buoni, anzi, amplifica i difetti». «Non esistono buone o cattive annate: è il vignaiolo che deve saperne interpretare le diversità». Ascoltare le parole di Josko Gravner, vignaiolo a Lenzuolo Bianco di Oslavia, Gorizia, gravner.it, è sempre una gioia. Dopo gli assaggi, il visibilio da cerebrale diventa palatale: sono usciti da poco sul mercato i 2004 di Ribolla (in purezza) e di Breg (sauvignon, pinot grigio, chardonnay e riesling italico), un’annata nel Collio negativa da un punta di vista meteo ma per Josko propizia «perché ho capito finalmente come fare attaccare le uve dalla botrite nobile». Viene fuori, cioè, una mineralità inedita aggiunta proprio dalla muffa, che aggiunge gloria alla gloria di sempre dei suoi vini. Che non sono “naturali” come spesso si dice ma raccontano storie uniche, scritte da un uomo che calpesta le vigne da 43 anni. Le sue vigne. Per questo, mai lo troverete ad accettare consulenze enologiche altrove. Nemmeno dietro l’angolo: «Se abbandoni le tue viti, stai certo che queste ti tradiranno».