Il mito di John Lennon a trent'anni dalla morte

A dicembre ricorrerà il terzo decennio dall'aggressione di Central park in cui il cantante crollò sotto i colpi di un pazzo. Due libri ne celebrano la vita, il talento e canzoni che sono rimaste nel tempo come la colonna sonora della nostra vita

L'8 dicembre di trent'anni fa, nella parte di Central park che si affaccia verso Dakota building veniva ucciso da un mitomane John Lennon, mito assoluto dei Beatles e della musica anni Sessanta e Settanta, icona della contestazione pacifista ed emblema della genialità assoluta. L'uomo che con Paul Mc Cartney, fu l'anima degli scarafaggi di Liverpool, che fu nominato baronetto dalla regina d'Inghilterra, crollava al suolo esanime sotto i colpi di un pazzo, quel Mark Chapman che prima di sparargli gli disse: «Mister Lennon sa che sta entrando nella storia?». Lui, il padre di Imagine, Give peace a chance e altri capolavori non ebbe il tempo di stupirsi. Quell'assassino non gli diede tregua e lo fulminò in uno spiazzo oggi soprannominato Strawberry fields, dal titolo di una delle canzoni più note dello stesso Lennon.
A commemorare l'avvenimento sono usciti due libri celebrativi della figura del celeberrimo cantante e autore che ha fatto la storia della musica rock dell'ultimo mezzo secolo. Dopo l'uscita con un certo anticipo sulla ricorrenza, di «Imagine this. Io e mio fratello John Lennon», opera di Julia Baird (Giulio Perrone editore, pp. 320, 18 euro) ora tocca a una biografia vera e propria, scritta da Philip Norman, dal titolo «John Lennon» (Mondadori, pp. 560, 25 euro). Si tratta di due volumi profondamente diversi, ma ugualmente importanti.
Il primo, infatti, inquadra la vita di Lennon da uno spiraglio particolarissimo, quello delle figure femminili che ne hanno affollato la vita, a partire dalla madre. A snocciolare il racconto è la sorella Julia che visse quei travagliati anni in cui la mamma, un'anticonformista esasperata che rimase incinta da una relazione extraconiugale, fu obbligata a dare in adozione il figlio John. Il piccolo che aveva 5 anni quando venne affidato alla zia, Mimi, per essere allevato da lei, restò sempre particolarmente segnato da quella vicenda e continuò a frequentare di nascosto la mamma che poi morì, vittima di un tragico incidente stradale, quando John aveva 17 anni. Questo tragico periodo, che rivive fortemente nelle pagine di Julia Baird, mette in luce l'incidenza dell'anticonformismo nella vita di Lennon, ma in un certo qual senso rivela anche i particolari della sua fragilità e del suo genio musicale. Una biografia insomma che è un po' anche autobiografia, visto che la Baird, sorella di Lennon, rievoca le storie della sua famiglia e, di riflesso, anche le proprie.
A differenza di questo volume, quello di Norman, edito nelle Scie Mondadori, è invece un classico testo in cui si racconta la vita, le vicende professionali e umane del protagonista scelto. E Norman, uno dei più autorevoli critici musicali inglesi che si è già occupato di Elton John e dei Rolling Stones, approda oggi a Lennon dopo aver dedicato pagine importanti ai Beatles. Norman si concentra su un Lennon rivisitato a tutto tondo, partendo dalle origini per raccontare il difficilissimo clima familiare. I genitori. L'abbandono. Ma non solo. Anche il lato professionale. La canzone. I rapporti con il movimento della contestazione e, più tardi, con la protesta pacifista, cui Lennon diede la sua completa adesione. I suoi due matrimoni Cynthia Powell e Yoko Ono, i figli Julian e Sean, l'incontro di brevissima durata con la droga che Lennon bocciò senza ritegno. Fino a quella tragica sera dell'8 dicembre 1980. Quando i telegiornali annunciarono che era morto un genio. E da ogni lato dell'oceano milioni di persone rimasero a bocca aperta e con un lacrima sulla guancia. Perché era morto un genio. Ed era morto senza colpa. Era morto uno di noi. Uno che disse al mondo: «Non ho mai preteso di essere un dio. Non ho mai detto di essere un animo puro, né di avere le risposte alle domande della vita. Tutto quello che posso fare è scrivere canzoni». Quelle canzoni che oggi a centinaia cantano in coro. Perché le sanno a memoria.