Un mix di etnie con povertà record

Conosciuto a partire dal XVI secolo come «costa degli schiavi» il Benin è stato una delle basi da cui inglesi e olandesi gestivano la tratta degli schiavi verso le Americhe. Otto milioni di abitanti e 40 etnie diverse, affronta oggi una crisi economico-finanziaria dalle gravi ripercussioni sociali, che ne fa uno dei Paesi più poveri dell'Africa occidentale. Dopo la Seconda guerra mondiale la colonia vive un processo di rapida maturazione politica e nel 1960 conquista l'indipendenza. Nel 1972 l’ennesimo colpo di Stato imprime una svolta radicale, introducendo una «democrazia popolare» di stampo filo-marxista. Nel 1974 il nome ufficiale diventa Benin. L'impronta data alla politica economica non migliora le gravi condizioni del Paese, tanto che fu lo stesso colonnello golpista Kérékou a riconoscere, dopo il 1989, il fallimento del piano economico. Nel 1990 il Benin abbraccia il processo di democratizzazione. È il primo nella regione ad organizzare libere elezioni. Le religioni indigene sono predominanti, ma vi è forte presenza di cristianesimo, circa il 40% della popolazione, e islam, 24%.