Salone del mobile, il made in Italy lancia la sfida dell'export

Il presidente di Cosmit, Luti: "Questo di Milano è il miglior salone del mobile al mondo e deve rimanere il più importante. L'ottimismo mi viene dal riconoscimento che ci fanno i mercati esteri: c’è un grandissimo rispetto in generale per il Made in Italy, e in particolare per il settore dell’arredamento italiano". La sfida dell'internazionalizzazione fra innovazione, creatività e design, parlano gli impreditori

"Questo di Milano è il miglior salone del mobile al mondo e deve rimanere il più importante del mondo. L'ottimismo mi viene dal riconoscimento che ci fanno i mercati esteri: c’è un grandissimo rispetto in generale per il Made in Italy, e in particolare per il settore dell’arredamento italiano l’ottimismo mi viene dal riconoscimento dei Paesi esteri neiconfronti del made in Italy. Non esiste altro Paese che abbia lo stesso concetto d’impresa basato sull’innovazione". Non nasconde l'orgoglio Claudio Luti, presidente di Cosmit, ma anche il "signor Kartell", imprenditore di successo, parlando dell'edizione numero 52 del Salone internazionale del mobile che si tiene in Fiera Milano dal 9 al 14 aprile. Con il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, le biennali Euroluce e SaloneUfficio e il SaloneSatellite è il più importante appuntamento mondiale del mobile, dell'arredo e del design.

Il salone, anzi I Saloni, hanno infatti conquistato, anno dopo un anno una leadership indiscussa e consolidata che mette al centro la creatività, l'innovazione, il saper fare che sono i valori centrali su cui si basa il made in Italy. E le cifre confermano questa realtà: oltre 2500 espositori, quasi 205 metri quadrati, 300mila visitatori provenienti da 160 Paesi. Grande evento fieristico che si diffonde durante i giorni della manifestazione anche a Milano con i tantissimi eventi e appuntamenti organizzati per il Fuori Salone.

"Le nostre aziende - aggiunge Luti - hanno investito tutte le loro energie e le loro possibilità per presentarsi al meglio a questo Salone che è lo strumento più immediato per aumentare le vendite nel mondo e incontrare tantissimi operatori. In questo momento sappiamo che tutte le aziende che esportano poco hanno difficoltà e devono assolutamente cercare di aumentare questa voce del loro bilancio. Per farlo, però, bisogna attrezzarsi, non ci si può inventare esportatori mondiali da un giorno all’altro. E soprattutto non possiamo aspettare che la crisi la risolvano gli altri. Dobbiamo farlo da soli, fare sistema fra noi senza aspettare che il sistema ci venga calato dall'alto, presentandoci al meglio nei confronti dei visitatori che vengono in fiera".

Export e internazionalizzazione sono la parola d'ordine per reggere alla sofferenza del mercato interno e di quello europeo, cercando nuove opportunità sia sui mercati consolidati che su quelli increscita, come conferma il presidente di Federlegno Arredo, Roberto Snaidero: il settore delle cucine in cui l’esportazione è il 38% complessivo del fatturato, ha esportato il 5,5% in più nel 2011 e il 2012 - si aspettano i dati definitivi - dovrebbe essere in linea con il trend. Piero Gandini (Flos), presidente di Assoluce, spiega che nel settore illuminazione l’export supera il 50%: "Abbiamo pochi concorrenti al mondo perché il design italiano non nasce per il lusso ma è alto progetto e cultura ed è percepito così nel mondo". E il presidente di Assufficio Alberto De Zan (Dieffebi) aggiunge: il fatturato della nostra produzione era di 1,7 miliardi, nel 2012 siamo sotto il miliardo e anche qui soffre meno chi vende all’estero. Il mix ideale sarebbe avere un 10% di Pubblica amministrazione, 20-25% di mercato interno privato e il resto diviso tra Europa e mondo. In queste condizioni oggi, però, ci sono solo una sessantina di aziende sulle 200 che abbiamo monitorato".

"A inizio 2013 - dice Carlo Molteni, presidente dell’omonimo brand - siamo partiti un po' peggio del 2012, ma siamo tornati in linea. Abbiamo chiuso il 2012 con una crescita del 12%, non ci lamenteremmo certo se potessimo confermarci. l'Europa resta sempre il primo mercato, ma un’area come quella della Cina, della Malesia, delle Filippine ha fatto registrare una crescita del 20% all’anno; cifre molto simili a quelle degli Stati Uniti, dove abbiamo per altro appena chiuso un contratto da 6 milioni di euro". Se la Molteni per il futuro guarda con interesse al Brasile, il Gruppo Charme punta al "buon bilanciamento" dell’expor che, per l’ad Dario Rinero significa 50% in Europa e 50% tra Asia e americhe. Un obiettivo che si vuole raggiungere in 2 o 3 anni. "Vediamo un 2013 positivo - ha ammesso Rinero - che sta continuando sul trend del 2012. Certo, c’è un rallentamento del mercato italiano e di quello europe, ma in compenso ci sono grandi opportunità in Asia e, in particolare, nel golfo arabico". Anche Giovanni Anzani (Poliform) guarda con attenzione oltre agli Stati Uniti, alla Cina mercato "che va capito a fondo, per poterlo affrontare con le armi giuste, capendo gusti e orientamento dei consumatori, con una marcia di avvicinamento al nostro design, al valore che esprime rispetto allo stile di vita. Ci sono iniziative in campo ed è una sfida importante".