La moda dei « nuovi» presepi

Marcello D’Orta

Fino a qualche anno fa, ogni scuola elementare italiana allestiva, di questi tempi, un presepe. La maestra chiedeva agli alunni di portare un pastore, dei «pisellini» per illuminare la Grotta, un po’ di muschio eccetera. E i bambini rispondevano con entusiasmo. Finanche l’ultimo della classe partecipava, di solito portando l’asino.
Oggi non è più così, perché bisogna mettersi bene in testa che lo Stato italiano è laico anche a Natale, che esiste libertà di culto, che nessuno può imporre simboli religiosi eccetera. E la Chiesa non protesti, dal momento che ha commesso tante ingiustizie: crociate, inquisizione, papa Borgia...
L’anno scorso la furia iconoclasta, per dir così, si è abbattuta su molte scuole italiane, e voglio ricordare solo qualche caso. In una scuola elementare di Treviso, furono aboliti presepi e canti religiosi. Al posto della Sacra rappresentazione fu messa in scena la fiaba di Cappuccetto Rosso. Alla materna Walt Disney, di Castelfranco Emilia, per evitare scontri ideologici, le previste recite furono cancellate. La Provincia di Vicenza indisse un concorso per il presepe più bello, mettendo in palio mille euro. Ciò nonostante, molti insegnanti incrociarono le braccia, sostenendo che si trattava di una strumentalizzazione. In una scuola d’infanzia di Cagliari, il Bambin Gesù fu sostituito da un personaggio inventato: Mago Natale. Alla scuola elementare Fogazzaro di Rebbio (Como), una canzoncina natalizia fu modificata per non «turbare» due alunni musulmani (forse al posto di Gesù cantarono ragù). In un istituto romano, la maestra allestì il presepe, sì, ma senza i protagonisti (hai detto niente): pecore, lavandaie, pastorelli in quantità, ma niente Gesù, Giuseppe e Maria.
Ma il «meglio» ci viene dagli Stati Uniti. Un ragazzo di undici anni scivolò in un fiume e annegò. I compagni di classe (la scuola era nel Bronx, New York) domandarono all’insegnante supplente se Christopher - questo il nome del giovane - sarebbe andato in Paradiso. La professoressa rispose che credeva di sì, ad ogni buon conto non sarebbe stato inutile unirsi in preghiera. La voce venne alle orecchie (le immagino molto appuntite, tipo Nosferatu) del provveditore, che licenziò in tronco l’insegnante, colpevole di aver parlato di un Dio «a scapito» di un altro, in una città crogiolo di razze e religioni. Sempre a New York (non a caso denominata La grande Mela), la mamma di due studenti di una scuola primaria, chiese al direttore il permesso di preparare un presepe da esporre nella scuola. Il preside non glielo accordò, sostenendo di doversi conformare ad una circolare che vietava l’allestimento di presepi in tutto lo Stato. La cosa ebbe un seguito, perché due organizzazioni cristiane, il Thomas More Law Center e la Catholic League, citarono in giudizio il provveditore, colpevole - a dir loro - di discriminazione religiosa. Infatti l’ufficiale scolastico non s’era opposto all’esposizione nelle scuole di simboli di altre confessioni, come la Menorah (candelabro ebraico a sette bracci) e la Stella e la Mezzaluna dell’Islam. Quasi contemporaneamente, un giudice dello Stato dell’Alabama, tale Roy Moore, veniva destituito dall’incarico per aver rifiutato di far rimuovere dal tribunale una lapide su cui erano scolpiti i Dieci Comandamenti (non vorrei essere nei panni di chi ha rimosso quel magistrato, quando all’altro mondo si troverà di fronte Mosè. Mosè fa paura già da calmo, figuriamoci da incazzato). Potrei raccontare molte altre storie, ma concludo il mio viaggio nella laicissima Francia, dove a un vescovo non è stato rinnovato il passaporto perché... nella fotografia si vedeva il collarino dell’abito talare.
Pausa di riflessione (Signore, non fulminarci del tutto, lasciaci un po’ di carne intatta). Riprendiamo. Ieri notte ho fatto un sogno. Con un colpo di Stato organizzato con l’appoggio delle Guardie Svizzere, sono diventato tiranno d’Italia, assumendo il nome di Prepotente I. La mia prima legge è stata di imporre i presepi in tutte le scuole della nazione, e l’esposizione di enormi crocifissi (tipo quello di Marcellino pane e vino). Ai maestri ribelli erano offerte due possibilità: cambiare mestiere o cambiare nazione.
Caro Gesù Bambino, ti prego, questa sera fammi addormentare come Marcello D’Orta e svegliare come Nicolae Ceausescu.