Modello di riabilitazione nel Veneto

Un ospedale veneto è un modello di eccellenza nella riabilitazione. Nel trevigiano, a Motta di Livenza, 15 minuti di auto dalle Prealpi venete, vi era un ospedale per acuti, nato nel XVI secolo, che serviva 72mila abitanti di un bacino lungo il Piave.
La Regione ha avviato dieci anni orsono un progetto sperimentale per trasformare questo ospedale in un modello di riabilitazione. In termini di efficienza, efficacia, qualità delle prestazioni, il bilancio è positivo. I risultati di questa esperienza di best practice clinica e gestionale trova una conferma del Gruppo italiano dei cardiologi riabilitativi che ha assegnato all’ospedale di Livenza il primo posto in Italia per il numero dei pazienti riabilitati.
Sono oltre 60mila gli italiani che necessitano ogni anno di riabilitazione cardiologica, più di un terzo è curato in strutture del Lombardo-Veneto,oltre 2100 sono riabilitati annualmente a Motta, 1300 sono ricoverati ed 800 in day hospital, dove si eseguono 209 mila prestazioni all’anno, 50mila nel 2004.
«Un sogno si è trasformato in realtà, dieci anni fa era considerato da molti un progetto quasi utopico, oggi, superate molte difficoltà si è dato vita ad un modello da imitare», afferma Alberto Prandin, direttore generale della società mista che gestisce l’ospedale di Motta di Livenza. Prandin da trenta anni è nel mondo sanitario. É stato per anni al Policlinico San Marco di Mestre, come direttore generale e amministratore delegato.
«Il paziente va trattato in modo ottimale, come un cliente, sia sotto il profilo del servizio alberghiero sia per la qualità dell’assistenza e della riabilitazione che inizia subito dopo la fase acuta: dai reparti di terapia intensiva linea diretta con la riabilitazione ed il recupero psicologico. Abbiamo creato una rete sanitaria protettiva a difesa del paziente attraverso la sinergia con la cardiochirurgia trevisana. Vi è un intenso rapporto di collaborazione tra gli specialisti impegnati nell’ assistenza al malato, fondamentale anche sotto il profilo psicologico. Nell’Unità gravi cerebrolesioni, abbiamo trenta pazienti ricoverati, la loro età media è di 40 anni, provengono dalle neurochirurgie e neurorianimazioni di Treviso, Padova, Mestre e Belluno, ma anche, per il 50%, da centri di altre regioni. Nella riabilitazione cardiologica si ragiungono punte del 70-75% . Il 40-45% dei pazienti cerebrolesi sono la conseguenza di gravi incidenti stradali che hanno immobilizzato giovani nel pieno della vitalità. Oltre 16mila le prestazioni erogate nel 2009, cento gli specialisti che si occupano dei pazienti ricoverati e di quelli che frequentano il day hospital con 25 posti letto. Un servizio navetta trasporta questi ultimi prelevandoli anche dal loro domicilio. Cardiologi, radiologi, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, partecipano alla riabilitazione: 90 nel 2004, oggi sono 263.
«Gli specifici progetti di riabilitazione puntano al recupero della funzionalità del malato, al sostegno psicologico ed alla modifica degli stili di vita. Si agisce quindi anche sul piano della prevenzione. Otto psicologi aiutano il paziente ed i familiari a reagire alla malattia». L’Ospedale di Motta di Livenza è una realtà propositiva, un punto di riferimento. «Abbiamo puntato all’efficienza ed alla razionalità dei processi. Tutta la documentazione sanitaria è stata informatizzata. Un ulteriore salto di qualità è il collegamento in fibra ottica che permette l’interconnessione dei sistemi informativi e lo scambio delle immagini radiologiche, agevolando così il paziente negli spostamenti e garantendo elevati standard qualitativi. É informatizzata la raccolta, gestione e conservazione di tutte le informazioni cliniche dei pazienti». Positivi i risultati economico-finanziari e le ricadute sul territorio. Nel 2009 l’ utile netto è di 981mila euro.
«Dopo un intervento chirurgico di by pass-aorto coronarico, di protesi valvolari, un infarto, uno scompenso cardiaco, il paziente fa fatica ad alzarsi dal letto. Deve essere stabilizzato clinicamente, è questa la prima fase della riabilitazione», afferma Giuseppe Favretto, pioniere della cardiologia riabilitativa, consigliere della Associazione nazionale. «I pazienti che curiamo sono ad alta complessità clinica, hanno più patologie e la metà ha più di 70 anni. Il recupero della capacità funzionale è precoce. Protocolli innovativi riducono i fattori di rischio cardiovascolari». Priorità alla prevenzione.