Moggi e le sim segrete su 107 partite

nostro inviato a Napoli

È una telefonata serale datata 9 febbraio 2005 partita dalla casa dell'ex designatore Paolo Bergamo ad aprire il primo squarcio sulla rete telefonica segreta, la «Moggiphone» che secondo gli inquirenti napoletani era stata messa in piedi dalla «cupola del calcio» per parlare lontano da orecchie indiscrete. E che la procura ritiene elemento essenziale dell'associazione per delinquere. Fino a quel giorno di due anni fa, pm e investigatori sospettavano solo che gli indagati si appoggiassero a utenze «sicure», sulla base di accenni fatti alle «altre linee» nelle telefonate intercettate. Ma quella sera Bergamo chiama un numero mobile svizzero, il 41764334741. E risponde Moggi. «Dal tenore della conversazione - si legge nell'informativa sulle schede sim del reparto operativo carabinieri di Roma - si evinceva che i due interlocutori avevano verosimilmente avuto un precedente contatto telefonico non intercettato sulle utenze monitorate e, i predetti, facevano esplicito riferimento alla necessità di sentirsi nuovamente al telefono l'indomani mattina, proprio sulle utenze riservate». Il calderone era scoperto. Dai tabulati di quel numero saltano fuori le chiamate ad altre due sim svizzere. Gli inquirenti le attribuiscono a Bergamo e Pairetto, ma sono intestate a un certo Arturo De Cillis. Suo figlio Teodosio è titolare di un negozio di telefonia a Chiasso, in Svizzera. Quando i giornali a maggio scorso parlano di quei «telefoni elvetici» di Moggi, si presenta dai carabinieri a Como e racconta di aver venduto a collaboratori del ds bianconero altre schede svizzere intestate a suoi familiari e altre, anonime, del gestore Ring Mobile del Liechtenstein. Acquisti cominciati a giugno del 2004 e finiti ad aprile del 2006, e affidati in gran parte a un collaboratore della Juve, Giancarlo Bertolini (Moggi va in negozio solo in un'occasione, ma non compra schede), che «all'incirca 10-11 volte» acquista schede «per conto di Moggi», come racconta De Cillis. Interrogato, Bertolini conferma tutto: «Chiamavo prima il negozio di Teo, che mi faceva trovare quanto mi serviva direttamente in busta chiusa. Pagavo quanto gli era dovuto e ritornavo in sede con il pacchetto che consegnavo nelle mani di Moggi», il quale «gli dava i contanti». E poi comprava anche le ricariche: 320 da 25 euro in un anno. Gli investigatori stilano la mappa dei telefoni stranieri: 31 in tutto, 21 dei quali svizzeri, 9 del Liechtenstein e uno sloveno. E individuano molti «verosimili utilizzatori» tra i presunti componenti della «cupola», grazie alle celle della rete mobile italiana attivate quando chiamano in uscita o in entrata. Sono ben 13 dei 21 indagati per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, compresi gli arbitri e il guardalinee coinvolti proprio dalla «rete telefonica segreta»: Moggi, Pairetto e Bergamo, Fabiani, De Santis, Racalbuto, Paparesta, Pieri, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele, Ambrosino. Gianluca Paparesta, per esempio, avrebbe usato quel telefono sia per parlare con gli altri indagati che per fatti suoi. «In coincidenza con alcuni degli incontri di calcio a cui il Paparesta ha partecipato come arbitro o IV ufficiale di gara nel campionato 2004/2005, viene riscontrata la presenza anche della sim svizzera che, nelle stesse date, ha agganciato celle ubicate nei luoghi di svolgimento di tali eventi». La sim attribuita all'arbitro barese, però, chiama anche un numero intestato a lui stesso e, più volte, un parente residente a Lecce, altri numeri di Bari e un giornalista sportivo pugliese. Quanto a Moggi, secondo gli inquirenti, utilizzava i suoi 5 numeri «sicuri» a compartimenti stagni: due dedicati ai contatti con Bergamo e Pairetto, gli altri per parlare con gli arbitri e con Fabiani. A provare che la rete telefonica messa in piedi fosse funzionale alle finalità criminali dell'associazione, secondo l'informativa, è il riscontro che «all'approssimarsi dei sorteggi (...) e in prossimità delle gare e successivamente ad esse vi è traccia di numerosi contatti tra le varie utenze straniere esaminate». Nel dettaglio, le sim «sicure» hanno lasciato traccia del traffico sui tabulati in occasione di 79 incontri di serie A, spalmati su 28 giornate, 22 partite di serie B in 17 giornate e anche in occasione di sei incontri di 5 diversi turni della Coppa Italia 2004/2005. «In tutte le sopra citate circostanze - scrivono i carabinieri - è emerso che Luciano Moggi ha avuto contatti con i designatori e con gli arbitri individuati».
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