Molinari si confessa «Il mio Open vinto uno spot per il golf»

Intervista al re di Tolcinasco al suo primo successo in un grande torneo

Maria Pia Gennaro

Francesco Molinari non è superstizioso come la maggior parte dei tifosi che abbiamo visto, a Tolcinasco, in preda alle più fantasiose macumbe. Da chi lo ha seguito per le stesse nove buche come il giorno prima (quando è andato al comando del torneo), a chi si è vestito come il sabato, compresa mamma Micaela che ha indossato nuovamente il gilet turchese del giorno prima. E lui no, ha perfino indossato una maglietta nera con bande rosse in stile milanista, lui che è interista fin nel profondo. «Non ho scaramanzie, non ne ho mai avute. Sì, penso che ci voglia una piccola dose di fortuna, ma è diverso», dice riferendosi alla straordinaria uscita dal bunker alla 9 che gli è valsa il birdie. Ma la predisposizione alla vittoria c’era e Chicco («Mi piace essere chiamato così», risponde a chi gli chiede se non bisogna chiamarlo Francesco, adesso) ha costruito la vittoria nelle prime tre giornate, anche se «ho avuto la sensazione di aver vinto quando ho visto sul leaderboard alla buca 16 che Sandelin aveva segnato un bogey e avevo tre colpi di vantaggio. Non ho pensato proprio di avercela fatta, ma di avere un’ottima chance o che, comunque, potevo perdere l’Open solo io». E non l’ha perso e ha dimostrato una grandissima preparazione fisica, tecnica («Grazie anche al mio maestro Sergio Bertaina») e mentale («Sono andato a letto sabato sera alle 11 e trenta perché non volevo svegliarmi alle 4 e ho dormito benissimo. Ho parlato nel sonno tutta la notte, però. Mi hanno sentito i miei genitori dalla camera a fianco»). Le sue sono doti innate ma allenate e sperimentate sul campo, anzi, sui 39 campi dove ha sempre gareggiato ottimamente pur avendo alle spalle solo 16 mesi di professionismo: «È dall’inizio dell’anno che sto giocando bene». Ma ha sempre giocato bene Chicco sin da quando, a otto anni ha iniziato a giocare a golf sul serio. «Non so quando ho iniziato, ho preso in mano il primo bastone che ero così», e indica un piccolissimo di due/tre anni. Il golf ce l’ha nel sangue e i genitori hanno favorito questa passione che divorava lui e il fratello Edoardo (campione US Amateur lo scorso agosto). «È a loro che dedico questa vittoria: ai miei genitori, a mio fratello e alla mia fidanzata Valentina. Lei mi ha dato quella tranquillità che l’anno scorso non avevo». Purtroppo non ha potuto essere presente al trionfo, mentre lo hanno seguito i genitori.
Chicco ha avuto un grande aiuto da Jorge Gamarra, il suo caddie argentino con lui dal luglio scorso, con il quale ha molto parlato stemperando la tensione della gara. «È anche merito suo: ha saputo darmi i consigli giusti e ha contribuito a farmi mantenere calma e concentrazione in ogni istante. Quando vedeva che ero teso iniziava a raccontarmi aneddoti».
Ma avrebbe mai sognato di conseguire la prima vittoria in carriera proprio nell’Open d’Italia? «No, sognavo la prima vittoria, ma mi andava bene qualsiasi gara, così è un bonus incredibile. Non ne ho ancora realizzato la portata, ma sono contento per i golfisti italiani. Ci credevano tutti e sono contento di non aver mollato e di aver fatto divertire i miei tifosi». Francesco Molinari è solo all’inizio, folgorante, ma all’inizio della carriera e non ama per nulla i paragoni, specialmente con chi, ammette onestamente, ha fatto più di lui. «Per emulare Rocca occorre fare ancora tantissima strada. Io sono contento di essere Chicco Molinari, di avere vinto la mia prima gara a 23 anni. E ora vediamo cosa mi riserverà il futuro: al momento c’è solo grande soddisfazione».