Molua

Il Grande Dizionario dei Santi di Alban Butler (Piemme) dice che il santo di oggi, l'irlandese Molua, in certi documenti è indicato anche come Lughaidh. Probabilmente era figlio di Carthach di Hy Fidhgente, nella contea di Limerick. Da principio si limitava a fare il pastorello. Ma, quando lo videro operare veri e propri miracoli, compresero che era il caso di fargli cambiare mestiere. Lo mandarono nel Galles, nel monastero di Bangor, per esservi educato dall'abate s. Comgall. Molua si fece monaco, fu ordinato prete e indi inviato dall'abate a fondare nuovi monasteri. Molua eseguì puntigliosamente. La sua opera più importante fu il monastero di Clonfertmulloe (oggi di chiama Kyle) sui monti Slievebloom, tra Leix e Offaly: una comunità monastica che in breve divenne parecchio numerosa. Per le sue fondazioni Molua compose un regola molto dura (e già le regole monastiche celtiche del VI secolo non scherzavano) che andò a sottoporre al papa s. Gregorio Magno a Roma. Sembra che il papa ne fosse rimasto molto impressionato. Si dice che, negli ultimi anni, Molua si sia dato all'eremitaggio nell'Isola dei Frati (oggi mezzo sommersa). Poiché si era imposto di non uccidere alcun animale, quando morì, nel 608, gli uccelli si adunarono per piangerlo (il tema dell'armonia tra gli esseri creati, che i santi medievali erano in grado di ripristinare, significativamente si perde nella letteratura con l'avvento dell'Umanesimo). Sentendosi agli sgoccioli, il santo abate chiamò tutti i suoi monaci attorno al suo letto e raccomandò loro di mantenersi col lavoro delle proprie mani per restare indipendenti.