Il mondo irriverente e anarchico di Mino Maccari

Ad Acqui Terme apre una grande mostra dedicata all'artista senese: una galleria di ritratti, disegni e vignette dei suoi amici (e «nemici»), da Malaparte a Longanesi, da Mussolini ad Andreotti. E le copertine di libri disegnate per i suoi scrittori preferiti

In un passo stracitato del suo «Diario notturno», del 1956, Ennio Flaiano nomina l'amico Mino Maccari, facendogli dire un frase ormai celebre: «Mi si avvicina Mino Maccari e mi dice: "Ho poche idee, ma confuse"». Beh, un modo per chiarirsi le idee di fronte alle geniale confusione artistica (e politica) che sempre frullò nella testa di Mino Maccari - spirito eclettico e fecondo: fu scrittore, giornalista, pittore, editore, disegnatore - è la grande mostra antologica che si apre il 5 luglio ad Acqui Terme dal titolo «I Maccari di Maccari» (a Palazzo Liceo Saracco, fino al 30 agosto 2009), ossia una straordinaria e per certi versi inedita galleria di opere che l'artista volle tenere con sé - i "Maccari" di Maccari, appunto - e che il curatore Marco Vallora ha con intelligenza e pazienza cercato nella famiglia degli eredi, nella collezione dello stampatore Nemo Galleni, e nella Fondazione di Longiano del poeta Tito Balestra, che ebbe una frequentazione quasi giornaliera con Maccari nel periodo romano (al punto di possedere oltre mille opere del pittore).

Impossibile da «intruppare» in una corrente o in una scuola, in un partito o una ideologia - come tanti altri maledetti toscani: Malaparte, Montanelli, la stessa Fallaci... - Maccari incarnò, con disinvoltura e non senza una certa autoironia, le tante contraddizioni del suo secolo. Come ha scritto Marco Vallora: la rassegna è una «buona occasione per ripensare anche l'ideologia anarchica e scanzonata di Maccari: inutile pensarlo come fascista o antifascista, perché a vincere con lui è sempre e soltanto l'intelligenza, e un'indipendenza ironica costituzionale. Importante per lui era soltanto prendere partito: non in senso politico, partitico, appunto, ma morale, etico. La fondamentale etica del sarcasmo ingovernabile».

Ecco allora scorrere nella mostra voluta dall'altrettanto eclettico assessore alla Cultura di Acqui Terme, il vulcanico Carlo Sburlati, i momenti e i personaggi chiave del "nano di Strapaese" (Maccari era di taglia piccola...), dall'esperienza de «Il Selvaggio», la famosa rivista ideata nel 1924 da Angiolo Bencini, un ex-ufficiale e vinaio, ras di Poggibonsi in provincia di Siena, che trovò in Maccari il giornalista ed esperto xilografo e incisore di cui aveva bisogno, fino agli ultimi, lunghi anni del «riposo» romano. Quindi i ritratti dei suoi amici-nemici più celebri, a partire dall'odiato-amato Malaparte (che lo portò con lui alla «Stampa» di Torino, nel 1931), il pestifero e stimatissimo Longanesi, Flaiano, Longhi, il plumbeo Cardarelli, lo scultore Mazzacurati, Moranti. E poi Moravia, bersaglio amico e rivale di salotti, Soldati che passa per un foglio come di sfuggita, pettegolando, l'altro "nano di Strapaese", il caricaturista Bartoli, con il suo naso a popone ed il ciuffo generoso di sopracciglia esuberanti. Rosai, teppista. Il ruminante Ungaretti... E poi l'irriverente (al limite della ferocia) serie di ritratti-sberleffo dedicati al Duce, dopo la caduta del 25 luglio. E un'opera-summa come il «Ballo Excelsior», in cui piroettano insieme tutti i protagonisti della mostra, da Mussolini a Curchill, da Cavour a Croce, da Gentile al regista Erich von Stroheim, un'ossessione dell'artista, che spesso lo ritrae insieme all'amatissima Mae West (altra rara opera capitale in mostra).

Dipinti, incisioni, xilografie dunque. Ma anche - ad arricchire una mostra già di per sé ricchissima - lettere e schizzi, fotografie e numeri di giornali, progetti grafici e loghi emblematici (è di Maccari ad esempio l'intestazione della prima pagina del «Mondo», a cui a lungo collaborerà, con vignette politiche su Andreotti, Segni, Togliatti, Saragat, Fanfani, oltre che a Stalin e Nasser, De Gaulle e Churchill, soggetto anche d'alcuni olii, che lo ritraggono come pittore della domenica sul lago di Como, alla ricerca della misteriosa borsa di Mussolini, con le sue lettere compromettente), fino alle tante copertine di libri che Maccari disegnò per i suoi amici letterati, dal Palazzeschi di «Stampe dell'Ottocento» alla Banti di «Il Bastardo», dal «Diario Romano» di Brancati a «In Società» di Landolfi, dall'«Asso di Picche» di Tobino alle «Piccole Vacanze» di Arbasino.
Mino Maccari: eclettico, geniale, graffiante. Molte idee e anche parecchio chiare, tutto sommato.