Il mondo è con l’acqua alla gola

Inutile che cerchi di fare l’indifferente: senza di lei non puoi vivere. Puoi stare anche un mese senza mangiare, ma sai già che starle lontano solo una settimana ti farebbe morire. Non puoi fare a meno di lei, è parte di te, il 77% di un neonato, il 50% di un adulto, ne hai bisogno in ogni momento della tua vita e ne consumi dai 20 ai 50 litri al giorno. La ami. Perché è uno spettacolo della natura, perché è stata creata dalle stelle, perché raffredda i tuoi bollori, perché nonostante i suoi quasi sei miliardi di anni è fresca come il primo giorno che l’hai incontrata. Lei è tutto per te, è come l’aria che respiri. Lei, l’acqua.

Certo i rapporti non sono sempre all’acqua di rose. A volte è proprio dura da mandare giù, anche se ti scivola tra le mani leggera leggera. Quello dell’Onu per esempio, come rapporto è una vera doccia fredda. È appena uscito, a pochi giorni dalla sua festa, "La giornata mondiale dell’acqua", che festa proprio non pare, anzi, stanno facendo di tutto per fartela andare di traverso. Dice: tra vent’anni centinaia di milioni di persone resteranno senz’acqua, epidemie come la malaria aggrediranno anche le zone non tropicali, molte aree del pianeta sono a rischio inondazioni per colpa del livello dei mari che si alza oltre ogni limite. Nel 2050 l’Europa potrebbe perdere tutti i suoi ghiacciai, nel 2100 metà delle vegetazione mondiale non ci sarà più. C’è di che deglutire amaro.

Ma anche il rapporto della Banca Mondiale non è certo idilliaco. Mette in guardia tutti: in Medio Oriente e in NordAfrica la disponibilità d’acqua per abitante diminuirà di almeno il 50% entro il 2050 con conseguenze economiche e sociali devastanti. Come se da quelle parti non ci fossero abbastanza problemi. Pensare che già oggi l’area, dove abita il 5% della popolazione mondiale, è una delle più aride al mondo, con l’85% del territorio occupato dal deserto.

Insomma, per l’acqua tira brutta aria. All’Onu dicono che per recuperare la speranza bisogna innanzitutto ridurre i gas nocivi. Che è quello, a dire la verità, che hanno appena deciso i Paesi dell’Ue, guidati da Angela Merkel. Ma non basta. Dal 2001 a oggi la situazione sembra molto peggiorata: "Sta precipitando tutto molto più velocemente di quanto ci aspettassimo", spiega Patricia Romero Lankao, uno degli esperti americani che hanno collaborato alla stesura del rapporto delle Nazioni Unite. E se in Africa in meno di vent’anni saranno centinaia di milioni le persone che soffriranno la mancanza di acqua e decine di milioni in America Latina, entro il 2050 in cattive acque si ritroveranno almeno un miliardo di asiatici. E non è escluso, dicono i più catastrofisti che non mancano mai, che si sia già raggiunto il punto di non ritorno. "I danni potrebbero essere contenuti, anche se non del tutto evitati - sottolinea il rapporto - solo se entro una generazione il mondo intero riuscirà a ridurre le emissioni nocive stabilizzando la quantità di gas serra presenti nell’atmosfera". Una generazione. Praticamente tra un attimo.

Ce n’è anche per noi. I primi a soffrire presto la sete saranno l’Europa del Sud e l’Italia. Cinque gradi in più di media, piogge che si ridurranno dal 30 al 40%. Ondate di calore come tsunami. Nel Mediterraneo scompariranno moltissimi ecosistemi acquatici, le Alpi potrebbero veder ridurre il volume dei ghiacciai fra il 30 e il 70%. Lo scioglimento delle nevi mette invece il Centro Europa a rischio inondazioni. Strano ma vero, i mutamenti climatici faranno bene solo al Nord Europa che avrà meno periodi freddi, aumento della produttività agricola e della quantità d’acqua disponibile, espansione delle foreste. In compenso il radar italiano Marsis, al lavoro sulla sonda europea Mars Express, ha appena trovato una distesa di acqua allo stato ghiacciato nel Polo Sud di Marte che si estende per un raggio di circa 200 chilometri ed è profonda, nelle sue parti più spesse, più di 3 chilometri. Se si sciogliesse coprirebbe l’intero pianeta. Hai visto mai che per chiedere un po’ d’acqua bisognerà bussare ai vicini?

Negli ultimi 100 anni la popolazione è triplicata e il consumo dell’acqua aumentato del 600%. Per questo dicono che per l’acqua, e non più per il petrolio, si combatteranno le prossime guerre del pianeta. Tanto per dirne una: entro la metà del secolo, l’Arabia Saudita possiederà ancora oceani di petroli, ma avrà anche esaurito le falde sotterranee di acqua dolce. Di sicuro quello dell’accadueo è già il businnes del futuro: gli analisti finanziari giurano che nei prossimi anni sarà questo uno dei settori più redditizi. La banca privata svizzera Pieter, tanto per fare un esempio, ha lanciato il primo fondo d’investimento internazionale di capitale sull’acqua, calcolando che da qui al 2015 l’investimento garantirebbe un rendimento dal 400 all’800%. E Fortune ha valutato in 403 miliardi di euro all’anno il valore dell’industria dell’acqua, "il miglior settore dove investire", pari al 40% di quella del petrolio. Insomma, anche per salvare l’acqua, come al solito, bisognerà avere a disposizione dei liquidi...