Le 13 domande sulla Brexit per capire il referendum che farà la storia d'Europa

Uno spartiacque non solo per il Regno Unito ma per il futuro dell'Unione Europea. Ecco alcune risposte agli interrogativi principali su un referendum che, al di là del risultato, è già Storia

Uno spartiacque non solo per il Regno Unito ma per il futuro dell'Unione Europea. Il referendum al quale sono chiamati oggi 46.499.537 di elettori britannici deciderà le sorti e il ruolo della Gran Bretagna all'interno dell'Europa e della Ue come progetto politico, con il serio rischio che Bruxelles venga travolta da un effetto domino se gli inglesi decidessero di darle l'addio. Ecco alcune risposte agli interrogativi principali su un referendum che, al di là del risultato, è già Storia.

Perché si parla di Brexit e di Bremain?

Brexit è la fusione delle parole Britain ed exit (uscita), sintesi dell'addio della Gran Bretagna alla Ue. Bremain, da Britain e Remain (restare), indica invece la scelta pro-Europa.

Qual è il quesito sottoposto agli elettori?

«Il Regno Unito dovrebbe rimanere un membro dell'Unione Europea o dovrebbe lasciare l'Unione Europea?». Due possibili risposte di fronte agli elettori: «Remain» oppure «Leave». La domanda è stata modificata dopo la raccomandazione della Commissione elettorale che reputava troppo favorevole alla Brexit il quesito originale («Il Regno Unito dovrebbe rimanere nell'Ue?». Risposta secca: sì o no).

Da che ora e fino a quando si vota? Dove?

Seggi aperti in tutto il Paese (Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord) dalle 7 del mattino alle 22 ora locale (8-23 in Italia). Come sempre, si può votare all'interno di scuole, biblioteche, palestre e persino chiese, circa 6mila in tutto il Regno. Chi si è iscritto al voto postale (entro l'8 giugno) ha tempo fino alle 10 di stasera per recapitare, tramite posta, la propria scheda.

Chi ha diritto di voto? E gli europei che vivono in UK?

Non solo i britannici ma anche irlandesi e cittadini del Commonwealth residenti nel Regno Unito. Gli inglesi che vivono all'estero possono farlo se iscritti nei registri elettorali da oltre 15 anni. Esclusi i cittadini europei (e la polemica su questo punto è stata forte). Tutti dovranno avere almeno 18 anni, a differenza del referendum sull'indipendenza della Scozia in cui hanno potuto votare anche 16enni e 17enni.

A che ora arriveranno i risultati?

Ci vorranno almeno 5-6 ore per lo scrutinio, che comincerà immediatamente dopo la chiusura dei seggi, alle 23 italiane. La tendenza potrebbe delinearsi già nella notte se i margini tra i due fronti fossero ampi, dall'alba in poi se ci fosse un testa a testa.

È la prima volta che si vota su questo tema?

È la prima volta che un Paese membro sceglie se lasciare o restare nell'Unione Europa. In realtà il Regno Unito, nel 1975, ha già votato sullo stesso quesito e il 67,2% degli inglesi decise di restare. Ma allora la Ue si chiamava Cee e solo un Paese le ha voltato le spalle nel 1985: la Groenlandia, rimasta comunque parte della Danimarca, che è invece ancora membro della Ue.

Chi ha deciso di chiamare alle urne gli elettori?

Il voto è stato indetto dal primo ministro conservatore David Cameron, che ha deciso sotto la spinta degli euroscettici dell'Ukip e del suo stesso partito. In questo modo il capo del governo sperava di arginare l'onda favorevole a Nigel Farage, che alle europee del 2014 ha registrato il suo miglior risultato, trasformando l'Ukip in primo partito di Gran Bretagna nell'Europarlamento con il 27,5% dei consensi e 24 eurodeputati (su 73 seggi spettanti al Regno Unito).

Quali sono rapporti attuali tra Londra e la Ue?

Prima di arrivare al referendum, il premier Cameron ha strappato uno «status speciale» per il Regno Unito in modo da sottrarre argomenti e terreno ai favorevoli alla Brexit. Di fatto Londra è già fuori dalla moneta unica e la nuova intesa con Bruxelles le garantisce ulteriore autonomia dal punto di vista della governance economica e la possibilità di limitare l'accesso al welfare per gli immigrati.

Come sono schierati i principali partiti?

Il Partito Conservatore si è spaccato in due dopo che il capo del governo e leader Cameron ha lasciato ai suoi piena libertà di fare campagna elettorale per l'uscita o per la permanenza del Regno Unito nella Ue. La decisione è dipesa anche dalla considerazione che se avesse dettato una linea pro-Ue, il premier avrebbe rischiato le dimissioni di alcuni membri del suo Gabinetto. Il Partito Laburista e i Liberaldemocratici vogliono entrambi che Londra resti nell'Unione.

Chi sono i protagonisti di questo voto?

I due uomini chiave del referendum coabitano nello stesso partito. Cameron da una parte e l'altro peso massimo dei Tory, l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, dall'altra. La decisione di Johnson di schierarsi apertamente a favore della Brexit è stata decisiva per dare nuova linfa agli euroscettici. Al suo fianco anche un altro conservatore doc, il ministro della Giustizia Michael Gove. Poi c'è l'euroscettico della prima ora, Nigel Farage, che ha scaldato la campagna elettorale attirandosi le solite accuse di razzismo. A sinistra, invece, tiepida la partecipazione del leader del Labour Jeremy Corbyn, entrato nella campagna elettorale soprattutto dopo la morte della deputata Jo Cox. Nel Partito Laburista il più attivo ed efficace è stato il neo-eletto sindaco di Londra Sadiq Khan.

Cosa prevedono sondaggi e bookmakers?

La battaglia, come prevedibile, si è surriscaldata nelle ultime settimane, con il fronte pro-Brexit che ha guadagnato terreno nei sondaggi, fino al sorpasso che ha mandato in tilt il fronte pro-Ue. Ma l'uccisione della deputata laburista Jo Cox, una settimana esatta prima del voto per mano di uno squilibrato nazionalista con simpatie neonaziste, ha modificato le previsioni. Ora gli allibratori danno il «no» alla Brexit avanti mentre molti sondaggi fotografano un risultato sul filo. I mercati, invece, puntano sulla vittoria della Ue. Il paradosso è che a decidere saranno gli indecisi, che ammontano a oltre il 10%.

L'omicidio di Jo Cox influenzerà l'esito del referendum?

Choc e profonda commozione hanno prevedibilmente travolto il Paese dopo l'assassinio della deputata laburista apertamente impegnata a difesa delle minoranze e impegnata nella campagna a favore della Ue. Gli scommettitori hanno puntato su un cambiamento degli umori, una decisa spinta anti-Brexit dopo il delitto. Anche gli analisti sono convinti che l'omicidio avrà il suo peso e sarà decisivo per tenere in piedi il progetto europeo. Quanto effettivamente la morte di Jo Cox influenzerà il voto lo si potrà capire, forse, solo a urne chiuse.

Che cosa succederà dopo i risultati?

Se la Brexit vincesse ci vorrà comunque del tempo per trattare le condizioni dell'addio e l'incertezza renderebbe molto nervosi i mercati. Il presidente della Commissione Ue Juncker ieri ha minacciato: chi è fuori è fuori. Londra dovrebbe trattare i nuovi rapporti economici con l'Ue. Se decidesse di restare allora scatterebbe l'intesa siglata da Cameron con Bruxelles. Dentro la Ue ma con ulteriore autonomia.

Commenti

alox

Gio, 23/06/2016 - 23:04

Bisogna ammettere l'evidenza: se si e' arrivati a questo punto (50% vogliono l'out) un UE che prende il posto dei poteri Nazionali non funziona! E piu' il tempo passa piu' gli Euroscettici aumentano.

Ritratto di liusstrale

liusstrale

Ven, 24/06/2016 - 10:50

Non è difficile capire il perchè.Da una parte ci sono gli anziani,quelli dell’impero,dell’orgoglio di aver vinto una Guerra soprattutto contro la Germania. Gli inglesi "sopra tutti" come una volta I tedeschi “uber alles”Dall’altra parte I giovani aperti alla speranza di un futuro diverso dal passato dove I popoli possono incontrarsi e in pace discutere. Per ora ha vinto il vecchio ma è una vittoria di Pirro ,la storia di questo Pianeta sta avendo una evoluzione che ne nessuno potrà fermare.