Cos'è il Nono Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin"

Il loro motto "Della folgore l'impeto" è più che mai consono alle caratteristiche di questo reparto d’elite dell'Esercito Italiano

Il motto del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" - "Della folgore l'impeto" - è più che mai consono alle caratteristiche di questo reparto d'elite dell'Esercito Italiano.

Guerra in Iraq, Guerra in Afghanistan, Guerra civile in Libano, Unosom II (United Nations Operation in Somalia), Operazione Antica Babilonia (Iraq), Ruanda, Libia, crisi Achille Lauro (poi risolta diplomaticamente), sono solo alcuni dei teatri noti dove il Nono reggimento, fiore all’occhiello dell’Esercito Italiano, ha operato con risultati eccellenti.

Conosciuto come “il nono”, è il reparto di Incursori dell'Esercito formato da effettivi distintamente selezionati, formati, attrezzati e addestrati per condurre i compiti tipici delle “Operazioni Speciali” e specificatamente qualificato per condurre diverse attività di rilevanza strategico-militare nazionale.

La parte operativa del reggimento è formata da Ufficiali, Sottufficiali, Graduati e Volontari in servizio permanente o in ferma prefissata, addestrati e selezionati mediante un iter formativo della durata di circa due anni, che culmina nell’attribuzione del brevetto di “Incursore”.

La Bandiera di Guerra del Nono reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” è decorata di due Ordini Militari d’Italia, una Medaglia d’oro al Valore dell’Esercito, tre d’Argento al Valor Militare e una d’Argento al Valore dell’Esercito.

Il riferimento al nome è dato dall’anniversario della battaglia del Col Moschin (16 giugno 1918) in occasione della quale gli Arditi del IX Reparto d’assalto scrissero una delle pagine più eroiche della Grande Guerra. Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove il 15 giugno 1918 riuscì a conquistare posizione con 600 arditi per recuperare le linee perdute. La mattina del 16 giugno 1918, nonostante l’artiglieria italiana non avesse ancora allungato il tiro come da ordini, partirono all'attacco del Col Moschin (comune di Solagna) che riuscirono a conquistare in pochi minuti, peraltro facendo numerosi prigionieri (più di 300) e sottraendo molte mitragliatrici. La battaglia per la conquista del Col Moschin va inquadrata nella battaglia del Solstizio, o seconda battaglia del Piave (15 - 22 giugno 1918), che fu combattuta tra il Regio Esercito italiano e l'esercito austro ungarico.

Il reggimento opera alle dipendenze del Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (Comfose) ed è di stanza a Livorno.

Un distaccamento operativo del Col Moschin in media prevede sei componenti per ciascuna compagnia e ha al suo interno; un Incursore con specializzazione Combat Medic (protocolli Combat Life Support, che forniscono i rudimenti delle tecniche di primo soccorso), un disattivatore Eod-Iedd (comunemente artificiere), un Breacher (esperto in maneggio esplosivi), un addetto alla raccolta informativa , uno o due Sniper (tiratori scelti) e un addetto al Sf Jtac – Special Forces Joint Terminal Attack Controller (controllo aereo avanzato).

Il reparto è stato protagonista di numerose operazioni militari ed antiterroristiche in tutto il mondo ed è l'unico ad aver partecipato a tutte le missioni all'estero dell'Esercito Italiano dal dopoguerra ad oggi.