Aborto, la Chiesa africana contrasta il vertice dell'Onu

Le critiche della Chiesa africana alla manifestazioni del Fondo Onu a Nairobi, dove si discuterà pure di "diritti riproduttivi". E la Santa Sede diserta l'evento

La Chiesa africana come prima linea di contrasto a certe aperture dottrinali o politiche che siano: è già successo in materia d'immigrazione, perché alcuni episcopati e singoli ecclesiastici temono (e non lo hanno nascosto) che l'Africa finisca per essere svuotata dai suoi giovani, dunque dalla sua forza lavoro, sta accadendo con il gender, l'aborto ed altre questioni di sensibilità bioetica, perché gli stessi ambienti hanno timore che certa modernità occidentale, nel senso culturale e pratico dell'espressione, faccia capolino anche dove sino a questo momento non ha attecchito in profondità.

Questa volta, per comprendere cosa sta accadendo, bisogna porre un focus sul Kenya. Domani a Nairobi avrà luogo un summit che durerà sino al prossimo 14 novembre. "Quest'anno - si legge sul sito ufficiale dell'iniziativa - ricorre il 25 ° anniversario della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) al Cairo, dove 179 governi hanno adottato un programma d'azione fondamentale che si prefiggeva di dare potere a donne e ragazze per il loro bene e per il beneficio delle loro famiglie e comunità e nazioni". Sembra tutto in linea con il buon senso.

Il fatto è che si parlerà pure di parità di genere, di diritti sessuali e di quelli riproduttivi. Per questo l'episcopato kenyota risulta essere in agitazione, almeno dal punto di vista del clima intellettuale. La governance dell'evento non è amatoriale: è presente il Fondo dell'Onu. E tra i partners, per lo più di caratura internazionale, risulta annoverabile anche il nostro Ministero degli Esteri. Un segnale di peso è già arrivato: Santa Sede, stando a quanto riportato dalla Catholic News Agency, ha optato per non prendere parte alle kermesse. La motivazione è prevedibile: il rischio dovuto alla presunta propaganda di "diritti riproduttivi", che può tradursi in una spinta destinata alla liberalizzazione delle pratiche abortive. Le principali bordate, però, sono arrivate dal clero africano.

Secondo quanto riportato dalla rivista Tempi, è possibile ascoltare un coro di voci allarmate che si alzano dal Kenya: si va dalla preoccupazione di chi contesta la prossimità politica di coloro che presenzieranno, coloro che il vescovo Rotich ha etichettato come "abortisti", alla disamina sulla sovranità nazionale keniota, che per lo stesso monsignore andrebbe tutelata da queste che sarebbero operazioni ideologiche. La Chiesa africana non intende assecondare tentativi d'importazione di quella che Joseph Ratzinger, all'interno delle sue riflessioni, ha chiamato spesso "cultura della morte".

Rimane rilevante, in ogni caso, il fatto che anche dal Vaticano abbiano deciso di assecondare le rimostranze dell'episcopato kenyota: "La decisione degli organizzatori ... di concentrare la conferenza su alcune questioni controverse e di divisione che non godono del consenso internazionale e che non riflettono accuratamente la più ampia agenda della popolazione e dello sviluppo delineata dall'ICPD, è deplorevole", si legge in una nota.