Domiciliari al maestro Özakça, che con il digiuno sfida Erdoğan

Da 200 giorni è in sciopero della fame insieme alla docente universitaria Gülmen

C'è una statua di bronzo di una ragazza, con un libro posato sulle ginocchia, la testa un po' reclinata, in una strade di Kızılay, uno dei quartieri centrali della capitale turca Ankara. Un monumento conosciuto ai più per essere la solida rappresentazione dei diritti umani e che in un periodo in cui l'operato del governo per quanto riguarda il loro rispetto è sempre più contestato ha assunto un valore ancora più specifico.

È qui, vicino a questo monumento, che si è combattuta a lungo la battaglia di due educatori, una professoressa della città universitaria di Eskişehir (all'ateneo Osmangazi) e un insegnante delle scuole elementari a Mardin, accusati di eccessiva vicinanza a un gruppo terroristico di estrema sinistra e per questo licenziati, senza che una precedente assoluzione potesse cambiare il verdetto, diventato sempre più comune dopo i giorni del fallito golpe sul Bosforo.

Da marzo i due, Semih Özakça e Nuriye Gülmen, oppongono alla sentenza calata dall'alto uno sciopero della fame che ha fatto finire lei in ospedale, dove tuttora si trova, tanto da non aver potuto partecipare alla terza udienza del suo processo per le precarie condizioni di salute e lui agli arresti domiciliari. È arrivata ieri la decisione del tribunale che ha consentito al maestro se non altro di lasciare il carcere di Sincan - l'arresto per entrambi era scattato a maggio, dopo una lunga serie di fermi - con però l'obbligo di portare un braccialetto elettronico per tutta la durata del processo che lo vede coinvolto.

Nulla è cambiato, dopo l'udienza di ieri, per la 35enne Nuriye, che non ha potuto lasciare l'ospedale per presentarsi in aula. "In prigione poteva almeno vedere il sole - ha detto al sito d'informazione turco Bianet Murat Yılmaz, uno degli avvocati che sta seguendo il caso di Özakça e Gülmen e digiunando in solidarietà con i due insegnanti -. Ha perso così tanto peso che è pelle e ossa".

Il 28enne Özakça, a cui finora i domiciliari erano stati negati sulla scorta del fatto che i giudici lo ritenevano pronto a fuggire, è riuscito invece a ottenere di lasciare la cella. La misura cautelare fuori dal carcere non riguarda soltanto lui, ma anche altri cinque, inclusa la compagna Esra. Una piccola vittoria in un processo reso tanto più difficile quando a settembre in manette erano finiti anche i legali che avrebbero dovuto rappresentare i due insegnanti, in un'operazione che aveva scatenato nell'avvocatura della capitale una protesta sfociata in una partecipazione di massa dei legali di Ankara all'udienza di settembre.

Da oltre 220 giorni i due insegnanti si tengono in vita con una dieta di acqua, sale, zucchero e vitamina B, in quello che è un atto estremo di protesta contro la loro condizione e che non si esaurisce nella sola richiesta di avere indietro il proprio lavoro, ma porta l'attenzione dell'opinione pubblica sulle purghe che hanno toccato ogni settore della società civile, università e scuole comprese, tra licenziamenti e sospensioni di migliaia di persone.

Ancora ieri 110 manager ed ex impiegati della Kaynak, holding accusati di legami con l'organizzazione di Fethullah Gülen, già braccio destro di Erdoğan e ritenuto in Turchia la mente dietro allo sventato golpe di luglio 2016, sono finiti in manette in una seconda ondata d'arresti nei confronti di persone legate alla compagnia in 24 province del Paese.

Commenti

Cheyenne

Sab, 21/10/2017 - 16:26

GLI USA GARANTIVANO PER IL MODERATO ERDOGAN, PAROLA DI HUSSEIN OBAMA