In Albania si combatte la guerra del tartufo

Il tartufo è diventato “l’oro nero” del Paese più povero d’Europa. La forsennata ricerca di questo alimento pregiato sta portando diversi problemi in Albania, dalla guerra tra i raccoglitori alla distruzione di riserve naturali protette

“I golosi di tutte le epoche non hanno mai pronunciato il nome del tartufo senza portare la mano al cappello”. Ecco come il celebre scrittore e drammaturgo francese Alexandre Dumas definì il valore di questo “Diamante della cucina”. E proprio per questa specie di fungo pregiato è in corso una guerra interna e segreta in Albania, combattuta a colpi d’intimidazioni, stragi di cani e sradicamento di radici di arbusti.

Negli ultimi mesi il piccolo Paese balcanico sta vivendo una singolare e inedita corsa “all’oro nero”, basata sulla forsennata ricerca dell’alimento più ricercato e utilizzato, soprattutto nelle alte cucine stellate di tutto il mondo, ovvero il tartufo.

Trovare tartufi è oramai diventata un'opportunità di lavoro per molti cittadini albanesi, di tutte le età, che ogni mattina si svegliano all’alba per partire verso le montagne al confine con la Grecia, per scovare il maggior numero possibile di tartufi. Una volta terminata la giornata di raccolta, questi vengono poi venduti localmente a un piccolo numero di ristoranti di classe di Tirana, mentre la maggior parte del bottino viene consegnata a intermediari stranieri (per lo più francesi, italiani, greci), che a loro volta li rivenderanno in tutta Europa a cifre elevatissime.

I ricercatori di questa specie di fungo, appartenente alla famiglia delle tuberacee, vedono solo le briciole a livello monetario dell’immenso valore che questo ingrediente ha poi, una volta immesso nel mercato finale. Basti pensare che a Tirana, un chilo di tartufo nero viene venduto a 50 euro, mentre il re della specie (quello bianco) costa dai 100 ai 140 euro al chilo, a seconda del periodo di raccolta. Di norma, invece, sul mercato finale il suo prezzo si assesta intorno ai 100 euro l’etto, e in periodi di scarsità (dovuta a fattori ambientali e stagionali), i grandi chef sono spesso disposti a pagare cifre astronomiche, ad esempio fino a 350 euro l’etto.

L’Albania è uno dei Paesi più poveri d'Europa, dove il salario medio è inferiore a 400 euro, e ancora più basso nelle zone rurali. La corsa al tartufo rappresenta una possibilità di vita per molte persone, anche se nell’ultimo periodo la situazione sta iniziando a essere sempre più difficile e incerta.

Molti ricercatori senza scrupoli non rispettano minimamente l’ambiente, e durante la raccolta danneggiano volontariamente le radici con le loro piccozze. Inoltre, l’assenza di un chiaro e preciso ordinamento in materia di raccolta di tartufi, sta portando con il tempo a un graduale impoverimento del territorio ad opera di avventori improvvisati e alla distruzione di foreste e di riserve naturali protette.