Argentina, Macri è il nuovo presidente

Exit poll e media danno per certa la vittoria del candidato del centro-destra sul rivale Daniel Scioli

Un ballottaggio storico in una domenica di sole a Buenos Aires soprattutto per Mauricio Macri, candidato del centro-destra in Argentina, dove oggi si è votato per scegliere il prossimo inquilino della Casa Rosada: sfida che vede in vantaggio proprio Macri davanti al rivale Daniel Scioli. Come tante altre volte negli ultimi decenni, la scelta politica chiave è stata quella tra peronismo e "non peronismo". Tra dare ancora una chance al peronismo al potere, oppure chiudere il ciclo e aprire le porte al centro-destra e al cambio: anzi, al 'Cambiemos', nome della coalizione guidata da Macri. Secondo i commenti che circolano via reti sociali e analisti, l'ottimismo è tutto dalla parte di 'Cambiemos', e c'è chi parla di un distacco Macri-Scioli consistente.

Il 56/enne sindaco della città di Buenos Aires, a quanto pare, è riuscito a convincere la maggioranza degli elettori, dimostrando così di aver azzeccato la coalizione vincente, creata mesi fa tra il suo partito (Propuesta Republicana, Pro) e due forze centriste (radicali e Coalicion Civica). Macri, liberale e fautore di programmi marcatamente 'pro-business', ha durante la campagna elettorale attaccato duramente il 'kirchnerismò, il peronismo di sinistra al potere da 12 anni, prima con Nestor Kirchner poi con la consorte, Cristina. Diversa la situazione sull'altro schieramento in corsa, quello del peronista Frente para la Victoria, guidato da Scioli, governatore a sua volta della provincia di Buenos Aires. Scioli è infatti rimasto intrappolato in una contraddizione di fondo: non ha tagliato del tutto il cordone ombelicale con la presidente uscente, Cristina Fernandez de Kirchner. E' stato quindi poco chiaro, proponendosi come l'uomo del rinnovamento peronista ma anche come quello della continuità con la signora Kirchner. Un giorno emblema di un peronismo moderato l'altro invece 'Cristina-dipendentè, in sintonia cioè con l'irruenza, nello stile e nelle politiche, della Casa Rosada. Lo scorso 25 ottobre, nel primo turno, il vincitore politico è fu Macri. Quel giorno è risultato evidente che la formidabile macchina elettorale del peronismo si era inceppata, tra l'altro anche a causa del complesso rapporto Scioli-Cristina. La prova del ko al peronismo, e dell'ascesa di 'Cambiemos', si è avuta nel cuore economico del Paese, e cioè nella provincia di Buenos Aires, dove si è imposta Maria Eugenia Vidal, 42/enne stella nascente del 'macrismò: forse, la vera sorpresa di questa storica tornata elettorale in Argentina. Il Paese pare quindi essere cambiato in profondità e l'opposizione potrebbe chiudere la giornata con i cinque distretti chiave del paese in mano: oltre a Buenos Aires (città e provincia), Mendoza, Cordoba, Santa Fe, anche il governo. Il 'kirchnerismò rischia invece di scomparire nell'implosione di un peronismo sconfitto e che da domani si rimetterà alla ricerca di una nuova leadership.

Commenti

Edmond Dantes

Dom, 22/11/2015 - 23:26

Era ora. L'Argentina si era già liberata di Bergoglio, ora si libera anche di un pessimo governo pericolosamente inclinato a sinistra, non potrà che far bene. Speriamo di seguirne l'esempio al più presto.

unz

Lun, 23/11/2015 - 01:23

speriamo non sia una presidenza fallimentare come quelle della Kirkner e di Menem.

vittoriomazzucato

Lun, 23/11/2015 - 08:44

Sono Luca. Sono contento di apprendere che un candidato di Centrodestra sia il nuovo Presidente dell'Argentina. Argentina è anche la terra natale di Papa Francesco e penso che vedrò Papa Francesco congratularsi con il nuovo Presidente anzi spero che colga l'occasione per far visita alla sua terra di provenienza, o no.......GRAZIE.

Ritratto di do-ut-des

do-ut-des

Lun, 23/11/2015 - 09:41

Macri o Macrì? Se è il secondo sono a "posto e sistemati".

Sabino GALLO

Lun, 23/11/2015 - 13:26

E' già un passo avanti per l'Argentina. Speriamo che il nuovo Presidente si allontani definitivamente dal "kirchnerismo", abbandoni l'"arroganza economica" che ha portato al fallimento un Paese "naturalmente ricco" e lo riporti ad una "credibilità" sufficiente presso gli Organismi internazionali.