Birmania, Aung San Suu Kyi ha vinto le elezioni ma non può diventare presidente

Una norma della Costituzione impedisce ad Aung San Suu Kyi di diventare presidente della Birmania. Così il suo partito, Lega nazionale per la democrazia, dopo aver vinto a valanga le ultime elezioni, ha presentato i propri candidati

Htin Kyaw e Aung San Suu Kyi

Per un'assurda legge fatta su misura contro di lei, Aung San Suu Kyi non può diventare presidente della Birmania. La costituzione del suo Paese, infatti, le vieta l'incarico in quanto ha familiari stranieri (i suoi due figli hanno passaporto britannico). Così, pur avendo stravinto le ultime elezioni lo scorso novembre (le prime libere dopo 25 anni), la Lega nazionale per la democrazia non potrà far sedere sullo scranno più alto del Paese la propria leader. Vani sono stati i tentativi di modificare la Costituzione, o aggirarla con qualche escamotage giuridico. Così il partito della Suu Kyi ha dovuto, giocoforza, indicare altri candidati. Vediamo chi sono. Htin Kyaw, 70 anni, dirigente di un'organizzazione benefica fondata dal Premio Nobel per la pace, lavora con lei dalla metà degli anni '90. Non è parlamentare; Henry Van Hti Yu, membro della minoranza etnica Chin, è deputato nella Camera alta. Il partito dei militari, al quale la Costituzione assegna un quarto dei seggi in parlamento, a sua volta indicherà il proprio candidato.

A eleggere il presidente saranno le Camere riunite in seduta comune. La scelta avverrà prima che il nuovo governo entri in carica, il primo aprile. Quelli che, dopo le votazioni, si classificheranno al secondo e terzo posto, diventeranno vicepresidenti della Birmania. Grazie alla maggioranza schiacciante in parlamento, è scontato che Kyaw diventerà il primo presidente democraticamente eletto da quando l'esercito prese il potere nel 1962. Il partito ha nominato come secondo candidato, quello della Camera alta, un membro del gruppo etnico Chin proveniente dallo Stato di Chin, vicino all'India. L'obiettivo è che Van Hti Yu diventi vicepresidente, per rappresentare le numerose minoranze etniche della Birmania.

Nonostante sia stata messa forzatamente in disparte Aung Suu Kyi più di una volta ha ribadito di volersi porre "al di sopra del presidente" e che comunque sarà lei "a prendere tutte le decisioni". Una voglia di leadership che potrebbe causare frizioni con le forze armate, tuttora molto influenti nonostante il processo di democratizzazione del Paese. Sulla propria bacheca Facebook la Suu Kyi ha scritto che "questo non è che il primo passo sulla strada di realizzare le aspettative e i desideri del popolo che ci ha così grandemente sostenuto alle ultime elezioni. È nostra intenzione portare a compimento la volontà dei nostri elettori e di tutto il popolo birmano. Faremo il massimo per riuscirci".

Verso la riconciliazione nazionale?

Aung San Suu Kyi vuole un governo di riconciliazione nazionale, che ponga fine al conflitto tra le forze statali e i numerosi gruppi etnici armati. I media locali hanno fatto il nome di uno dei possibili candidati dei militari, Thet Swe, ex capo della marina che si dimise lo scorso anno per rappresentare le Coco Islands nelle elezioni. L'identità del candidato sarà svelata a breve. Una volta che il nuovo presidente sarà stato scelto, nominerà il governo che prenderà il potere il primo aprile. Fanno eccezione i ministri di Difesa e Sicurezza dei confini, nominati dal capo della forze armate.

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Commenti

macchiapam

Gio, 10/03/2016 - 11:58

Va bene così: in Birmania le cose rischiano di andare troppo in fretta, con conseguente inasprimento delle rivalità tribali. E' bene che Aung San Suu Kyi, appartenente alla tribù Bamar, cioè a quella ampiamente maggioritaria, non sia in prima linea; diversamente riprenderebbero le violenze. Del resto, sicuramente gli eletti seguiranno le sue indicazioni.