Brasile, rilasciato il numero 2 di Facebook

La giustizia del paese del samba si contraddice in 24 ore. Ieri l'arresto del dirigente su mandato di un magistrato per non aver collaborato in una grande inchiesta contro i narcos. Oggi la sua liberazione grazie ad un altro giudice che nelle motivazioni quasi chiede scusa a Facebook

È stato liberato dopo poco più di un giorno di carcere Diego Dzodan, il vicepresidente di Facebook America latina e responsabile del social network in Brasile. Arrestato ieri, il manager ha trascorso la notte di ieri nel Centro di detenzione di Pinheiros IV e, a detta dei secondini, ha ricevuto “lo stesso trattamento degli altri detenuti”, non creando nessun tipo di problema perché “in questa prigione siamo abituati ad avere ospiti famosi”. Unica cortesia - dovuta al fatto che chi è laureato in Brasile ha questo vantaggio per legge – l’aver potuto dormire in una cella da solo.

L’arresto, hanno ribadito oggi gli inquirenti, è stato dovuto al fatto che per “ben tre volte Facebook ha disobbedito all’ordine della giustizia di rendere disponibili le conversazioni su WhatsApp di soggetti indagati di narcotraffico”. Sul processo c’è il segreto istruttorio, trattandosi di grossi quantitativi di stupefacenti e di narcotraffico interstatuale e, di fronte al diniego di Dzodan, prima la giustizia brasiliana ha multato Facebook di circa 11mila euro al giorno.

Poi ha aumentato la penalità quotidiana a 240mila euro ma, di fronte all’ennesimo rifiuto di collaborare con la giustizia, a quel punto è stato quasi inevitabile per gli inquirenti spiccare un mandato di arresto nei confronti del responsabile dell’azienda di Mr Zuckerberg. Soprattutto per lanciare un “messaggio” alla multinazionale di social più famosa al mondo e che dal 2014 è diventata proprietaria del sistema di messaggistica, vocale e di testo, WhatsApp.

Dopo le forti rimostranze da parte di Facebook – Zuckerberg, sesto uomo più ricco al mondo per Forbes, si sarebbe infuriato con il Brasile per la reclusione del suo manager - Dzodan è stato però liberato poco fa dal giudice Ruy Pinheiro dopo un ricorso (qui si chiama habeas corpus) presentato dai suoi avvocati. A detta della toga la prigione del manager di Facebook sarebbe stata “evidentemente illegale non essendo lui neanche indagato”.

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