Caccia ai dodici uomini del mandante della strage di Dacca

Le forze antiterrorismo del Bangladesh hanno individuato dodici persone di Jamaat-ul Mujahideen vicine a Tamim, il "canadese" dell'Isis che ideò l'eccidio degli italiani

Le forze antiterrorismo del Bangladesh danno la caccia a dodici persone ritenute vicine a Tamim Ahmed Chowdhury, l’uomo col passaporto canadese identificato come il mandante dell’eccidio dell’Holey Artisan Bakery del 1 luglio scorso in cui persero la vita venti persone tra cui nove italiani: Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Vincenzo D’Allestro, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli, Nadia Benedetti e Simona Monti.

Secondo fonti di polizia citate dal Dhaka Tribune, si tratterebbe di personaggi di secondo-terzo livello inseriti con funzioni di responsabilità nella rete jihadista che si riconosce nel “nuovo” corso di Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh, organizzazione che – proprio grazie all’opera di Tamim – s’è radicalizzata ed ha sposato obiettivi e strategie del Califfato islamico.

L’intelligence bengalese ha identificato alcuni dei possibili terroristi nei fratelli Junayed Khan e Ibrahim Hasan Khan e ha isolato i profili di sedicenti Azadul Kabiraz, Mamun, Khaled, Manik, Iqbal e Ripon. Soprattutto riguardo a questi ultimi c’è la seria possibilità che si tratti di nomi falsi, stratagemma antico come il mondo e comunque tuttora utilizzato (e spesso con successo) dai miliziani – specie quelli più in alto nelle gerarchie del terrore – per sfuggire alla cattura.

Nel frattempo Tamim sembra essere intenzionato ad alzare il livello di scontro nel Paese. E mentre le autorità hanno messo una taglia di due milioni di taka bengalesi (pari a circa 23mila euro) da liquidare immediatamente, pronta cassa, a chiunque fornirà informazioni utili alla cattura del referente di Isis in Bangladesh, l’Isis – come ha annunciato il quotidiano Daily Star – sembra aver recepito l’appello del (sedicente) emiro “canadese” preparandosi a inviare “soldati” nel territorio dello stato asiatico. In sostanza il jihadismo vuole mettere gli stivali sul terreno, “the boots on the ground” per citare un refrain molto in voga in Occidente proprio riguardo alle strategie militari da utilizzare contro Isis, per ingrossare le sue fila nell’area a ridosso del subcontinente indiano.