Canada, ok di Trudeau a un nuovo oleodotto. Ira degli ambientalisti

Il progetto infrastrutturale promosso da Trudeau, concepito dal precedente governo conservatore, era stato finora bloccato da numerosi contenziosi legali

Il primo ministro canadese Justin Trudeau, dichiaratosi in passato favorevole a una progressiva transizione di Ottawa dalle fonti energetiche fossili a quelle rinnovabili, ha ultimamente dato prova di considerare le risorse petrolifere ancora “fondamentali” per l’economia e il benessere nazionali.

Il leader liberale ha infatti di recente approvato il progetto di realizzazione della Trans Mountain Pipeline, ossia un oleodotto che collegherà le aree interne del Paese con la costa del Pacifico. L’opera in questione consentirà ai territori occidentali canadesi di beneficiare di un flusso triplicato di oro nero proveniente dai giacimenti di Athabasca, località situata nella provincia centrale dell’Alberta.

I nuovi collegamenti infrastrutturali con la costa ovest permetteranno al Paese, a detta del primo ministro, di “aumentare enormemente” le proprie esportazioni, in quanto il Canada potrà vendere una maggiore quantità di greggio alle nazioni che compongono l’area del Pacifico: Australia, Giappone e tutte le economie asiatiche emergenti.

La Trans Mountain Pipeline era stata in realtà concepita, dieci anni fa, dal predecessore di Trudeau, ossia il premier conservatore Stephen Harper, ma finora non si era mai tradotta in realtà a causa delle innumerevoli cause giudiziarie promosse, presso i tribunali federali, dalle ong ambientaliste. I magistrati avrebbero più volte disposto la sospensione dell’avvio ufficiale della realizzazione delle nuove tubazioni poiché, a loro avviso, il piano delle autorità presentava “gravi rischi per l’ecosistema nazionale”. Il tracciato delle condutture attraversa infatti numerose aree naturali protette, molte delle quali “sacre” alle comunità di nativi.

L’ultima moratoria alla partenza dei lavori risale alla metà del 2015, quando la Federal Court of Appeal ordinò alle autorità governative una “profonda revisione” del percorso della Trans Mountain Pipeline, al fine di preservare le riserve ambientali canadesi da “interventi infrastrutturali invasivi”. Trudeau, annunciando ultimamente di volere realizzare il progetto originario dell’oleodotto incriminato, ha di fatto scelto di contravvenire palesemente alle indicazioni formulate dalla magistratura.

La decisione del premier liberale di tradurre in realtà il piano energetico concepito dal conservatore Harper ha subito indotto associazioni ecologiste come Ecotrust Canada ad accusare l’attuale leader di Ottawa di tradimento. La svolta a favore delle energie fossili varata dall’esecutivo federale è stata infatti bollata dall’ong in questione come un “inaspettato ritorno al passato promosso da un politico che si era finora riempito la bocca di promesse di transizione energetica”. L’organizzazione Tree Canada ha quindi ribadito il proprio impegno a proseguire la battaglia giudiziaria contro le autorità di Ottawa, al fine di ottenere una sentenza che “metta finalmente una pietra tombale sullo sciagurato progetto della Trans Mountain Pipeline”.