Catalogna, Madrid teme l'assedio alle infrastrutture principali della regione

La calma apparente dopo la dichiarazione di indipendenza non convince Madrid. I gruppi indipendentisti più radicali potrebbero colpire le infrastrutture strategiche della Catalogna. Sotto osservazione porti, aeroporti, autostrade e i palazzi del potere

La dichiarazione unilaterale d’indipendenza da parte del Parlamento della Catalogna non è stata, fino ad ora, seguita da proteste di piazza e o manifestazioni organizzate di massa. Tuttavia, nonostante la calma apparente e il richiamo alla “democrazia”, il governo di Madrid non abbassa la guardia e il ministero dell’Interno, consapevole dei rischi per le prossime settimane, ha continuato a mantenere lo stesso dispiegamento di forze di polizia in tutta la regione. Secondo quanto ha riferito il quotidiano El Español, che ha potuto accedere ad alcuni gruppi di messaggeria (in particolare di Whatsapp e Telegram) utilizzati dalle piattaforme autonomiste, i gruppi più radicali del movimento indipendentista starebbero in realtà organizzando da mesi azioni di disobbedienza di massa che includono la presa di alcune infrastrutture fondamentali della Catalogna e le mobilitazioni di massa intorno ai punti nevralgici della politica catalana.

Secondo quanto riporta la testata iberica, sarebbero almeno sei i gruppi di infrastrutture e località che gli indipendenti catalani avrebbero preso come obiettivo per le prossime settimane. Il primo gruppo sarebbe composto dai palazzi del potere: Palau de la Generalitat, Parlament e Tribunal Superior de Justicia. Questi edifici, diventati il simbolo della lotta indipendentista, secondo fonti delle forze di sicurezza spagnole potrebbero presto diventare la meta di manifestazioni di massa dei movimenti catalanisti. Fino ad oggi non è stato così, se non per la manifestazione di festa nelle ore a margine della dichiarazione d’indipendenza del Parlamento. Ma i prossimi giorni saranno il vero banco di prova. Un secondo gruppo di infrastrutture potrebbe invece essere composto dagli aeroporti della regione. I gruppi più radicali delle piattaforme indipendentiste, nelle scorse settimane, avevano già sondato il terreno per occupare, anche solo pacificamente, i principali aeroporti della Catalogna, così da colpire non soltanto l’intero sistema aeroportuale spagnolo, ma anche per lanciare un messaggio di protesta che sicuramente avrebbe avuto un impatto mediatico molto forte. Il turismo a Barcellona è un asset essenziale dell’economia e l’aeroporto El Prat è uno snodo centrale del traffico turistico verso la città e per raggiungere la Spagna.

Le infrastrutture catalane sono quelle che preoccupano maggiormente la Policia Nacional e la Guardia Civil. La Catalogna non è soltanto la regione più produttiva della Spagna, ma è anche una regione di confine con la Francia e dove è presente il maggiore porto commerciale del Paese. Il passaggio per la regione è dunque obbligato per tutti i cargo che dall’Europa arrivano in Spagna e viceversa. Proprio per questo motivo, le autostrade catalane e le vie di accesso alla regione sono tenute sotto stretta osservazione. Sia per motivi economici sia per motivi strategici: bloccare gli accessi alla regione significa isolare la Catalogna e con essa anche i reparti di polizia al suo interno. In questo, la provincia potrebbe diventare essenziale, specialmente gli agricoltori e gli allevatori. Già nei giorni a margine del referendum si era vista la facilità con cui i trattori potevano bloccare le strade e far collassare il sistema infrastrutturale. E non è detto che questo non possa accadere. Può accadere in provincia, ma può accadere anche che dalla provincia si spostino a Barcellona dove i gruppi più radicali hanno da sempre come obiettivo quello di bloccare le vie di uscita e di ingresso della città ma anche del porto, non solo per creare disagi al settore turistico, ma soprattutto per bloccare l’uscita de mezzi della polizia e dei reparti delle forze dell’ordine che ancora oggi sono di stanza nelle navi affittate dal governo.

Infine, un ultimo gruppo di edifici nevralgico che è oggetto di attenzione da parte del ministero dell’Interno è quello che riguarda la telecomunicazioni. L’indipendentismo viaggia, infatti, su due binari: quello della strada e quello dell’etere. Le televisioni catalane così come il centro di telecomunicazione della Generalitat sono essenziali. Le prime, come TV3, sono quelle dove vengono lanciati molti messaggi indipendentisti e di mobilitazione. Il secondo, il Ctti, è fondamentale per il controllo delle email e dei dati dell’Amministrazione. E non a caso la Policia Nacional ha da tempo iniziato una serie di perquisizioni all’interno di questi edifici.