Catalogna, niente referendum: vince Rajoy

Dopo il sogno, una dolorosa, sofferta, marcia indietro. Artur Mas, il President del Parlamento Catalano rinuncia definitivamente a portare i catalani al referendumper l'indipendenza. Ci aveva creduto, e ci aveva investito tutta la sua eredità politica. Gli ultimi due anni li aveva spesi per il sogno. Il popolo era con lui, ma poi tutto si è messo contro.

La Corte Costituzione, il governo centrale con Rajoy in testa che testardo e tenace si è dimostrato un avversario irremovibile. Poi il colpo di grazia; quando gli scozzesi hanno fatto vincere il no al referendum. È stato quello il momento in cui Mas ha capito che la strada per il sogno si interrompeva lì. Meno di un mese e le possibilità concrete per realizzare il referendum si sono ridotte giorno dopo giorno fino a ieri, all'ammissione finale: ha escluso il referendum indipendentista in programma per il 9 novembre per mancanza di garanzie legali.

Tenta comunque la virata, disperata ed estrema Mas, un tentativo finale per salvare almeno la reputazione e annuncia che la data del 9 novembre resta fissata: si terrà una sorta di super-sondaggio aperto a tutti i cittadini con più di 16 anni di età, con tanto di urne attrezzate e il lavoro di 20.000 volontari, per conoscere l'opinione dei catalani sul futuro della regione. «La gente potrà comunque depositare il proprio voto alle urne e l'effetto sarà esattamente lo stesso».

Mossa coraggiosa ma poco convincente. Il leader di CiU non ha ottenuto l'appoggio di Erc, Icv e Cup e in conferenza stampa ha ammesso le divisioni tra gli indipendentisti e che il suo consenso «si è incrinato». In molti già chiedono le dimissioni e elezioni anticipate, in molti tra gli unionisti, vorrebbero proseguire sulla strada già avviata, violando la legge. Mas si arrampica sugli specchi e rilancia: «Siamo disposti a fare la consultazione il 9 novembre, ma non sarà quella definitiva, sarà la consultazione anticipata di quella definitiva». E poi l'ultimo ridondante invito per i catalani a partecipare in massa a un voto che ormai ha perso di slancio e di illusione. Dall'altra parte, a Madrid, il premier Mariano Rajoy, si gode la vittoria. «Un'eccellente notizia che non si celebri il referendum», ha commentato.

E se per Mas questo è senza dubbio uno il suo peggiore momento politico, per il premier invece sono giorni di grandi soddisfazioni. Descritto come un grigio esponente del Partito Popular, Rajoy, sta dimostrando una calma grintosa che vince. Anche in economia.

Ha appena strappato i complimenti da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, che ha definito la Spagna come l'unico Paese dell'area Euro che sta progredendo grazie alle riforme. E i dati sull'immobiliare iberico confermano la buona prospettiva evidenziando il primo aumento nei prezzi delle case dopo oltre sei anni.

I suoi detrattori avevano visto il suo attendismo, la moderazione, il pragmatismo e la resistenza del ciclista (il suo sport preferito) caratteristiche non adatte per un leader. Lo chiamavano il Sopravvissuto perché era riuscito a rimanere in sella alla testa del Partito popolare nonostante due sconfitte consecutive contro Zapatero, nel 2004 e nel 2008. Oggi probabilmente devono iniziare a ricredersi.