Lo chef fa causa alla Michelin: ​"Non volevo quella stella"

Eo Yun-gwon, chef di cucina italiana in Corea, attacca: "La Guida pensa solo ai soldi, non ha una filosofia"

Per gli chef il più grande riconoscimento che possano ricevere è una stella Michelin. La sognano tutti, o quasi. Non è così, infatti, per Eo Yun-gwon, chef di formazione italiana, tornato poi in Corea, che ha iniziato una battaglia legale per farsi togliere dalla Guida Michelin.

Secondo quanto racconta La Nazione, Eo, che in Corea ha aperto un ristorante di cucina italiana contemporanea, avrebbe chiesto più volte di non essere inserito nella guida rossa: "Ho chiesto chiaramente di non esserci- ha detto al quotidiano- ma loro lo hanno fatto lo stesso a loro piacimento".

Ma Eo era tenuto sottocchio dalla Michelin, a cui non era sfuggito il suo talento. Nel 2016, infatti, il suo ristorante era stato inserito nella guida e poi, nel 2017 era arrivata la prima stella, confermata l'anno successivo. Poi, quest'anno, il passo indietro: lo chef perde il riconoscimento.

Già nel 2017 Eo aveva cercato di rifiutare il prestigioso riconoscimento. Il motivo lo ha spiegato lui stesso, come riferisce La Nazione: "Molti ristoratori sprecano soldi, anima e tempo per perseguire il miraggio di una stella, ma la Guida è accecata dal denaro e manca di una filosofia". Lo chef non approva le stelle perché chi lavora alla Guida "inserisce forzatamente i locali contro la loro volontà, qui ci sono migliaia di ristoranti dello stesso livello o migliori e più onesti, ed è curioso che solo 170 rappresentino Seul". Così, ora, lo chef fa causa.

Nonostante la notizia desti stupore, Eo non sarebbe il primo a voler rimandare al mittente la stella Michelin. L'ultimo chef a rifiutarla era stato, nel 2017, Sebastien Bras, ma prima di lui l'elenco non è indifferente: da Oliver Roellinger a Gualtiero Marchesi. C'è chi rinuncia alla stella perché non ne approva la filosofia e chi perché non vuole essere costretto ad aumentare i prezzi e lavorare maggiormente sotto pressione. Il riconoscimento, infatti, mette a dura prova gli chef, che devono costantemente reggere il ritmo e mantenere alta la qualità, soprattutto alla luce delle nuove tendenze social, che comprendono i ristoranti stellati.

Non solo. Le stelle, a volte, possono portare con sé anche depressione: "Sono esausto, non dormo, mangio poco, piango, mi sento male", aveva dettto Marc Veyrat, cui era stata tolta una delle tre stelle. E, all'estreno, c'è anche chi si è tolto la vita, per aver perso il prestigioso riconoscimento o perché sottoposti a una pressione eccessiva. È la parte osura che si nasconde dietro le stelle, perché non sempre tutte le loro facce luccicano.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Mer, 27/11/2019 - 10:19

... anche il giapponese si è accorto come si "ricevono" le stelle michelin e di tutti gli altri "comitati di affari!

Ritratto di italiota

italiota

Mer, 27/11/2019 - 10:21

..io uso le Pirelli, oppure le Hankook

GioZ

Mer, 27/11/2019 - 10:24

Quante storie, e solo per evitare che le persone leggano le votazioni sulla loro cucina. Intanto, la guida Michelin (che io, detto fra noi, considero del tutto inattendibile) è una rivista come le altre e non si può proibirle di parlare di questo o quel ristorante o albergo. Poi, valgono molto di più le recensioni on-line dei clienti che le guide ufficiali. In ultimo, la definizione "cucina italiana contemporanea" mi lascia un po' perplesso, mi sembra un'escamotage per proporre quello che gli pare spacciandolo per tradizione italica; siamo già pieni, in Italia e all'estero, di ristoranti stranieri che sotto il tricolore propinano immani schifezze.