Cherie Blair sulle donne africane: "Per molte di loro la prima esperienza sessuale è lo stupro"

Hanno suscitato forti polemiche le parole dell'ex first lady britannica Cherie Blair durante un convegno

È polemica nel Regno Unito sulle parole utilizzate da Cherie Blair per descrivere la complessa situazione delle donne nel continente africano. Durante un incontro pubblico con circa cento alunni della Cardinal Vaughan Memorial School di Londra, la moglie dell'ex Primo Ministro britannico Tony Blair, nonché avvocato e attivista per i diritti umani, ha infatti affermato:"In Africa, per la maggior parte delle donne, la prima esperienza sessuale è uno stupro". Frase che ha subito suscitato sorpresa negli spettatori presenti, i quali hanno in seguito accusato l'ex first lady di usurpare la voce delle donne africane. Tra questi, una ragazza intervistata dal quotidiano The Guardian ha inoltre specificato: "Nessuno sembrava reagire alle sue parole e io mi sentivo scioccata. La signora Blair ricopriva in quel momento un ruolo di autorità e avrebbe dovuto prendersi le sue responsabilità prima di dire cose come queste senza avere alcuna prova per sostenerle".

Critiche alle affermazioni della Blair arrivano anche dalla sua stessa parte politica per bocca di Chi Onwurah, deputata del Partito Laburista e presidente della commissione interparlamentare per i problemi dell'Africa, che ha provocatoriamente invitato la Blair a pagare i visti d'ingresso nel Regno Unito alle donne africane vittime di violenza, cosicché possano raccontare per conto proprio la loro esperienza:"La signora Blair dovrebbe consentire alle donne africane di parlare da sole invece di sostituirsi alla loro voce e al loro vissuto. La violenza contro le donne è un problema enorme in molti paesi africani - come anche qui in Gran Bretagna - ma rappresentare le esperienze sessuali delle donne africane esclusivamente come stupri mina il duro lavoro che molte persone portano avanti per affrontare questo problema. Tutto questo contribuendo allo stesso tempo ad alimentare gli stereotipi sugli africani come uomini sessualmente aggressivi e donne sessualmente passive".

Secondo delle statistiche riportate da Judy Gitau Nkuranga, coordinatore regionale per l'Africa di Equality Now - Ong che dal 1992 difende e promuove i diritti delle donne nel mondo - il 43 percento delle donne africane tra i 15 e i 49 anni hanno subito esperienze di tipo violento, incluse violenze o abusi sessuali. Nkuranga ha poi aggiunto: "Non si tratta della totalità delle donne o della maggior parte, ma è comunque un gran numero. Non è poi un fenomeno unicamente africano, ma è molto diffuso ed è necessario che la gente lo sappia".

Incalzata dalle accuse, la stessa Cherie Blair si è scusata, ma ha allo stesso tempo cercato di giustificarsi spiegando di essere stata fraintesa nel suo ragionamento: "Il mio commento era in risposta a una domanda riguardo le adolescenti africane, non le donne africane, le quali sono spesso costrette ad abbandonare gli studi per vari motivi incluse le gravidanze precoci. È nel contesto di questa domanda che io ho risposto, precisando che per la maggioranza delle giovani ragazze africane - che spesso hanno 12, 13 o 14 anni - la prima esperienza sessuale è quasi sempre uno stupro. Non era ovviamente mia intenzione offendere nessuno con le mie parole ma gradirei che mi si presentassero statistiche recenti che mostrino l'infondatezza di ciò che ho detto. La triste verità purtroppo è che troppe giovani ragazze africane continuano a subire violenze sessuali, rimanere incinte e di conseguenza abbandonare gli studi. Credo che sia importante fare chiarezza su questo aspetto, poiché il ruolo dell'istruzione è fondamentale nell'emancipazione delle ragazze e l'importanza di investire nei giovani non può essere sottovalutata".

Proprio per dimostrare le sue dichiarazioni, la Blair aveva citato un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2002 che rilevava come in Africa - e in particolar modo nell'Africa sub-sahariana - la prima esperienza sessuale delle ragazze è spesso indesiderata o forzata. Nei dati estrapolati dallo studio si poteva leggere come, su 544 adolescenti intervistate, circa il 75 per cento rispondeva di temere di essere picchiate alla domanda "Cosa succederebbe si ti rifiutassi di fare sesso".

Commenti

killkoms

Mer, 27/03/2019 - 21:09

come disse qualcuno "le loro usanze saranno le nostre"!