Cina, l'inasprimento dei rapporti commerciali provocherà danni a entrambe le parti

Lo scontro fra Pechino e Washington rischia di provocare una reazione a catena dai risvolti molto negativi su entrambi i fronti, sia su quello del commercio internazionale che della domanda interna

Alle 0:01 del 10 maggio, ora di Washington (12:01, ora di Pechino), gli Stati Uniti hanno aumentato i dazi doganali dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina. In risposta, alle 12:03 dello stesso giorno la Cina ha annunciato che sarà costretta ad adottare le dovute contromisure.

Il 13 maggio, dopo aver aumentato i dazi doganali, gli Stati Uniti hanno avviato le procedure per l'imposizione di nuovi dazi del 25% su ulteriori 325 miliardi di beni cinesi. La lista dei prodotti sarà annunciata a breve. Intanto, a Washington, si è concluso l'undicesimo round di consultazioni economico-commerciali ad alto livello tra Cina e Stati Uniti, a chiusura del quale le due parti hanno concordato di proseguire i negoziati.

Da un lato dunque, gli Usa ricorrono alle tariffe come mezzo di intimidazione, minacciando di imporre dazi su tutte le esportazioni cinesi verso gli Usa, dall'altro manifestano la volontà di proseguire i negoziati: gli Stati Uniti stanno ancora tentando di adottare la "doppia tattica" dell'adozione di metodi sia di rottura che concilianti, per esercitare la massima pressione sulla Cina e chiedere sempre più concessioni al tavolo dei negoziati. Liu He, membro dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, vice primo ministro cinese e rappresentante cinese nel dialogo economico tra Cina e Stati Uniti, ha sottolineato che sono essenzialmente tre le cose che preoccupano maggiormente la Cina, ossia l'abolizione di tutti i nuovi dazi doganali introdotti, una maggiore aderenza alla realtà delle cifre relative agli acquisti commerciali e un maggiore equilibrio nel testo dell'accordo. Su questioni di principio come queste, la Cina non farà mai concessioni.

Guardando alle consultazioni economiche e commerciali avviate dai due Paesi da oltre un anno, le due parti hanno compiuto importanti progressi, ma hanno anche fatto marcia indietro più volte. La Cina si muove tenendo in considerazione che non c'è vincitore in una guerra commerciale, in quanto l'imposizione di nuove tariffe non favorisce né la Cina, né gli Stati Uniti, né il resto del mondo e, la cooperazione, è l'unica scelta corretta per le due parti. Nel rispetto della "Legge del commercio all'estero della Repubblica Popolare Cinese", il "Regolamento dei dazi d'import-export della Repubblica Popolare Cinese", i principi fondamentali del diritto internazionale e grazie all'approvazione del Comitato Centrale del Pcc e del Consiglio di Stato cinese e alla determinazione del Comitato per la politica doganale del Consiglio di Stato cinese, a partire dalla mezzanotte del primo giugno 2019 ci sarà un innalzamento delle tariffe doganali nei confronti di una parte della lista dei prodotti statunitensi per imporre la tariffa doganale da 60 miliardi di dollari. L'aumento sarà del 25%, del 20% e del 10% in base ai prodotti. Per quelli che hanno registrato un aumento del 5% della tariffa doganale si continuerà ad imporre la stessa tariffa.

Da un rapporto di ricerca pubblicato a febbraio dalla società di consulting statunitense "Trade Partnership Worldwide" emerge che con tariffe del 25% su 250 miliardi di dollari di beni cinesi importati, ogni anno gli Stati Uniti registrerebbero la perdita di 934 mila posti di lavoro e una famiglia di quattro persone spenderebbe ogni anno 767 dollari in più; se venissero applicati dazi del 25% sui restanti 325 miliardi di beni cinesi, gli Usa perderebbero 2 milioni e 100 mila posti di lavoro all'anno, e una famiglia di quattro persone vedrebbe aumentare le sue spese annuali di 2.000 dollari.
Obbligata a contrattaccare, l'economia cinese subirà inevitabilmente la pressione dei dazi, ma sarebbe in grado di gestirla.

Attualmente, in Cina i consumi contribuiscono per il 76,2% alla crescita del PIL e la dipendenza dalle esportazioni è scesa al 17,9%. La domanda interna sta diventando e diventerà un forte sostegno alle incertezze provenienti dall'ambiente esterno. Sul piano commerciale, nei primi quattro mesi del 2019, l'interscambio tra la Repubblica Popolare e gli Stati Uniti ha registrato un calo dell'11,2%: le esportazioni verso gli Usa sono diminuite del 4,8%, mentre le importazioni verso la Cina hanno registrato una diminuzione del 26,8%. Questo significa che i prodotti esportati dagli Usa nella Repubblica popolare risultano maggiormente sostituibili. Nello stesso periodo, il surplus commerciale tra i due Paesi è aumentato del 10,5%, il che significa che l'innalzamento delle tariffe non risolve il problema dello squilibrio commerciale e, al contrario, comporterà costi più elevati per i consumatori americani.

Inoltre, la quota del commercio con gli Stati Uniti sull'interscambio complessivo della Cina è scesa nei primi quattro mesi di quest'anno all'11,5%, mentre l'import-export della Repubblica Popolare con l'Ue, l'Asean e altri importanti partner commerciali ha continuato a registrare una rapida crescita. In particolare, l'interscambio tra la Cina e i Paesi situati lungo la Via della Seta ha messo a segno un +9,1% (4,8 punti percentuali in più rispetto al tasso di crescita complessivo).

Al termine dell’undicesimo turno di consultazioni economico-commerciali tra Cina e USA, Liu He, membro dell'Ufficio politico del comitato centrale del Pcc, vice premier del Consiglio di stato e rappresentante cinese del completo dialogo economico Cina-Usa, ha affermato che l'accordo sino-statunitense deve essere imparziale e di mutuo vantaggio e la Cina non farà concessioni sulle questioni di principio. In merito, l’esperto della Commissione per lo sviluppo e la riforma cinese Zhang Yansheng ha messo in evidenza che, nel corso delle consultazioni, la parte cinese ha sempre aderito ai principi di ragionevolezza, beneficio e moderazione.

Il direttore dell'Ufficio sul commercio internazionale dell'Istituto per le ricerche economiche e politiche dell'Accademia delle Scienze Sociali cinese, Dong Yan, ha dichiarato: "Riteniamo che in futuro ci sarà grande spazio per la cooperazione Cina-Usa e che, per il momento, la cosa più importante sia rafforzare il coordinamento bilaterale e multilaterale sulla base della creazione di fiducia reciproca".
Il 14 maggio, in una conferenza stampa ordinaria, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha commentato la decisione Usa di aumentare i dazi nei confronti dei prodotti cinesi ritenendo che l’aumento dei dazi non risolverà la questione e che, l’inasprimento delle frizioni commerciali, si rivelerà dannoso per entrambe le parti. Geng Shuang ha poi detto che la Cina non desidera né vuole creare nuove contrapposizioni commerciali, ma anche che non ne è spaventata, Per questo non si sottometterà ad alcuna pressione esterna, nutrendo piena fiducia nelle sue capacità di salvaguardare i propri interessi legittimi.

Il portavoce cinese ha aggiunto che gli Usa hanno ripetutamente e nuovamente minacciato la Cina, aumentando diverse volte i dazi doganali, e che Pechino si oppone fermamente a questa politica. Geng Shuang ha poi detto che la posizione della Cina è chiara e quest’ultima ha rivolto un appello affinché gli Usa modifichino la loro condotta e cerchino di raggiungere un accordo all’insegna del mutuo beneficio. Secondo quanto affermato dal portavoce, la Cina si è guadagnata l’apprezzamento della comunità internazionale per il suo atteggiamento calmo e costruttivo. Successivamente, il team cinese per il negoziato si è nuovamente recato negli Usa per partecipare alle consultazioni, mostrando la massima sincerità nel trovare una soluzione alle divergenze con azioni responsabili.

Commenti

VittorioMar

Gio, 16/05/2019 - 11:43

...e per qualche "RIMBAMBITO" E' COLPA DI SALVINI...!!

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 16/05/2019 - 13:35

Se è vero che dove ci sono i mercanti non c'è la guerra e dove c'è guerra non ci sono mercanti, siano benvenuti i dazi USA perché la guerra commerciale scongiura la guerra vera. Le FFAA servono per difendere l'economia cioè la gente che lavora, dunque è assurdo che i cinesi spendano risorse per produrre armi e non per produrre il cibo che importano dagli USA. Un affamato perché non si costruisce l'aratro invece della spada? Il sospetto è che per forza delle armi voglia rubare il cibo degli altri.

wintek3

Gio, 16/05/2019 - 14:51

Leggendo l'articolo si potrebbe pensare che Trumph ed i suoi consiglieri siano una banda di decerebrati che stanno portando sull'orlo del fallimento gli Stati Uniti. Nella realtà invece le cose non stanno così l'economia USA cresce più del previsto e il paese gode quasi della massima occupazione. Detto questo, chi ha scritto l'articolo vive sulla luna?

mozzafiato

Gio, 16/05/2019 - 15:41

WINTEK3 condivido tutto quanto da te detto ! Un articolo estemporaneo ! I risultati delle buone o cattive politiche economiche dei governi, SI GIUDICANO CON DATI E NUMERI a consuntivo e non con le ipotesi fantasiose SEMPRE DETTATE DALLA SALVAGUARDIA DI QUALCHE INTERESSE ! Quanto ai dazi, anche un bimbo dell'asilo capisce che in presenza di un intercambio paurosamente sbilanciato come quello USA/CINA e soprattutto quando i prodotti importati sono presenti e prodotti (nella fattispecie) anche negli USA mi pare logico che l'introduzione di dazi, non solo sia logica, ma sia addirittura indispensabile ! Tutto il resto, sono emerite fesserie fondate sul nulla

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Gio, 16/05/2019 - 22:15

Sicuramente i danni maggiori saranno per la Cina. Venderà molto ma molto di meno. Sapendo poi della scarsissima qualità dei suoi prodotti a basso costo...