Corea del Sud, la crisi demografica causerà gravi disagi economici

Il Paese asiatico scende verso un pericolosissimo tasso di fecondità che sarà inferiore ad un figlio per donna. Sono previsti una diminuzione della produttività e dei consumi, la carenza di manodopera, il crollo del mercato domestico e il peggioramento del bilancio fiscale

Crisi demografica in vista per la Corea del Sud di Moon Jae-in. Il Paese asiatico scende verso un pericolosissimo tasso di fecondità che sarà inferiore ad un figlio per donna. Questo dato comporterà, conseguentemente, un grave impatto economico.

L’allarme è stato lanciato da padre Choi Pio Sang Soon che a Daejeon dirige il centro diocesano "Giovanni Paolo II" per il matrimonio e la famiglia. Ad AsiaNews Soon ha spiegato che lo scorso anno sono nati in Corea del Sud solo 357 mila bimbi, il 12% in meno rispetto ai poco più di 406 mila del 2016.

I dati relativi ai primi quattro mesi del 2018 destano maggiori preoccupazioni. Fino ad aprile sono nati 117.300 bambini, che corrispondono, proporzionalmente, ad un calo del 9,1% rispetto al 2017. Se questa tendenza continuerà fino al prossimo dicembre il tasso di fecondità totale per il 2018 sarà inferiore ad un solo figlio per coppia.

Nel 2016 l’Ufficio nazionale di statistica della Corea del Sud aveva previsto un declino della popolazione a partire dal 2031. "Ma se il calo continuerà in questo modo", ha constatato Soon, "il precipizio della popolazione inizierà nel 2023".

I dati sono davvero preoccupanti anche per le conseguenze economiche che il calo della popolazione comporterà. Sono previste diminuzioni di produttività, consumi, manodopera, del mercato domestico e il peggioramento del bilancio fiscale.

La Corea del Sud diventerà "una nazione con bassa crescita (o non crescita) cronica".
La preoccupazione principale riguarderà la crescita degli oneri sociali. Le pensioni e le assicurazioni sanitarie peseranno gravemente sui giovani sudcoreani.

Già oggi, ha scritto Soon, scuole e accademie (come quella del Taekwondo e di pianoforte) hanno subito una decrescita del numero degli alunni. Soffrono anche tutte le attività legate ai matrimoni (le "wedding hall" sono scese da 1.038 a 862).

La crisi demografica sudcoreana negli ultimi 12 anni ha comportato la riduzione di circa un terzo del numero delle cliniche specializzate in ostetricia e ginecologia. C’è stato un crollo dei fatturati delle aziende che producono il latte artificiale (scesi da 384 milioni a circa 270 milioni di euro).

La precarietà lavorativa o, peggio, la disoccupazione giovanile, come accade anche in Italia, rende anche in Corea del Sud più difficile sposarsi e procreare e quando i giovani riescono a sposarsi lo fanno in età sempre più elevate.

Le riforme del governo Moon, il secondo presidente cattolico nella storia della Corea del Sud (dopo Kim Dae-jung), non sembrano avere arginato il problema e non tutti riescono a percepire la reale gravità della bassa fecondità della popolazione.

Il Korea National Youth Policy Institute nel suo ultimo rapporto annuale (quello del 2017) ha spiegato che i coreani, tendenzialmente, non sono contrari al matrimonio e all’avere dei figli (a parte un fisiologico 5% circa di contrari).

Il calo dei matrimoni e delle nascite, secondo il Korea National Youth Policy Institute, è stato imputato dai giovani agli alti costi per il matrimonio e l’acquisto dell’abitazione (in media circa 164 mila euro).

Per Soon i motivi economici non sono la sola causa della riduzione di matrimoni e nascite. "Si deve riflettere sulla ‘vuota formalità e vanità’ nella cultura del matrimonio in Corea. È necessario compiere una riflessione sull’atmosfera sociale non matura, e liberarla dalla ‘tendenza al materialismo’".