Corte Ue: "Eurodeputati non hanno obbligo di rendicontare le spese "

Delusione per il verdetto dei giudici di Lussemburgo è stata esternata dalle ong che si battono per una maggiore trasparenza nel contesto istituzionale Ue

Il Tribunale Ue ha riconosciuto ai parlamentari europei il diritto di non pubblicare alcun rendiconto delle spese effettuate. Obbligare gli eurodeputati a rivelare come impiegano il denaro dei rimborsi-spese sarebbe, ad avviso dell’organo giudiziario, un’imposizione “lesiva della privacy”.

Lo scorso anno, un’associazione di giornalisti investigativi aveva deciso di contestare, davanti ai giudici Ue, il diritto dei parlamentari europei a mantenere la massima segretezza circa il modo in cui questi ultimi spendono il denaro dei contribuenti. In base alle norme vigenti, i membri dell’assemblea di Strasburgo percepiscono, in aggiunta allo stipendio, un rimborso mensile pari a 4.401,99 euro, inteso a coprire le spese di viaggio, quelle per i pranzi al ristorante e quelle per i pernottamenti in hotel. I promotori del ricorso hanno denunciato come "contrario all'ordinamento comunitario" il fatto che i parlamentari non abbiano alcun obbligo di rivelare ai cittadini come effettivamente impieghino tali 4.401,99 euro. L'associazione ha anche contestato il fatto che i rappresentanti dei popoli europei non siano vincolati a restituire alle autorità di Strasburgo quella parte di rimborso che dovesse rimanere inutilizzata. Ogni anno, il parlamento Ue stanzia 40 milioni di euro per accordare rimborsi-spese ai suoi membri.

Per i promotori della causa, il diritto alla segretezza rischia di incoraggiare molteplici abusi, in quanto gli eurodeputati, all’insaputa dell’opinione pubblica, potrebbero costantemente impiegare per scopi privati soldi derivanti dalle tasse dei cittadini. La richiesta, avanzata dai giornalisti investigativi, di controlli rigorosi sulla condotta dei deputati è stata rigettata dai magistrati in nome del diritto alla privacy.

I giudici di Lussemburgo, respingendo le osservazioni fatte dai ricorrenti, hanno ribadito l’inviolabilità del diritto dei parlamentari Ue alla segretezza delle rispettive spese. Ad avviso del Tribunale, obbligare i membri dell’assemblea di Strasburgo a pubblicare rendiconti sarebbe una scelta “lesiva della privacy”. Il collegio ha riconosciuto il fatto che il diritto alla riservatezza dei dati personali è un “principio inviolabile” dell’ordinamento europeo ed è diretto a tutelare ogni cittadino del “Vecchio continente”, deputati compresi. I giudici, con tale pronuncia, hanno ribadito quanto affermato in precedenza proprio dal parlamento Ue. L’assemblea di Strasburgo, lo scorso luglio, aveva infatti respinto una proposta mirante a introdurre controlli stringenti sulla condotta finanziaria dei rappresentanti del popolo. Anche l’organo legislativo aveva allora sottolineato l’importanza del diritto alla privacy e aveva inoltre evidenziato l’“estrema complessità” di un eventuale monitoraggio di “ogni singola spesa effettuata da ciascuno dei 750 eurodeputati”. La decisione del Tribunale potrà essere impugnata davanti alla Corte di giustizia dell’Unione.

Delusione per la pronuncia è stata espressa dalle ong che si battono per una maggiore trasparenza nel contesto istituzionale europeo. Nick Aiossa, esponente di Transparency International, ha dichiarato: “Il Tribunale, autorizzando i parlamentari a mantenere la segretezza riguardo al modo in cui utilizzano il denaro dei rimborsi-spese, ha inferto un duro colpo alla battaglia per una maggiore trasparenza a livello europeo. In questo periodo caratterizzato da una profonda sfiducia popolare nei confronti delle istituzioni Ue, i giudici concordano nel sottoscrivere una tesi assolutamente ridicola.” Critiche al verdetto sono state manifestate anche da alcuni membri dell’assemblea di Strasburgo. Ashley Fox, capogruppo degli eurodeputati tory, ha esortato i vertici Ue a introdurre norme dirette a ripristinare il “decoro” del parlamento dell’Unione: “Sono nove anni che io e i miei colleghi di partito pubblichiamo dettagliati rendiconti relativi al modo in cui impieghiamo il denaro dei rimborsi. È tempo che tale prassi virtuosa venga resa obbligatoria per tutti i membri dell’assemblea, al fine di ripristinare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee.”

Il parlamento Ue è finito ripetutamente al centro di inchieste giornalistiche. Queste ultime hanno attaccato con forza i "privilegi" accordati ai componenti dell’organo legislativo. In particolare, i media hanno puntato il dito contro lo stipendio assegnato ai membri dell'assemblea, bollato come "eccessivo". Il compenso è equivalente a 97.045,13 euro l’anno nonché soggetto a una tassa comunitaria inferiore al 12%.

Commenti
Ritratto di Koerentia

Koerentia

Gio, 27/09/2018 - 12:33

In Europa sono sempre piu disposti a farsi amare alla faccia della trasparenza.